“31 anni e una pandemia”. Capitolo 26: Nebbia

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Giuseppe Turchi

31 anni e una pandemia

 

Parte III
“Perseverare”

26. Nebbia

All’orizzonte vedo solo grigio. Sopra di me, solo grigio. Gli alberi ormai sono spogli e alle 17 comincia a far buio. Le belle giornate di sole delle settimane scorse sono un ricordo. È già tanto che non piova.

Nella monotonia cromatica del meteo, il Governo ha deciso di suddividere l’Italia in tre zone di rischio: gialla, arancione e rossa. Nella gialla si può ancora andare nei bar fino alle 18; nell’arancione chiude quasi tutto e non puoi spostarti liberamente fuori dal Comune; nella rossa vige il lock-down totale. In pochi giorni ho visto la cartina dell’Italia virare sempre più verso il rosso, come se un pittore ci stesse versando sopra della tempera via via più scura che si spande in ogni angolo. Il giallo è fagocitato dall’arancio. Il rosso incombe sull’arancio.

In Emilia era andata bene, almeno sino ad oggi. Coprifuoco a parte, la vita proseguiva quasi normalmente. Adesso saremo tutti un po’ più tristi. La storia dei colori è solo un tentativo per farcela digerire meglio. Si chiama progressività: se abitui la mente a una limitazione, sarà un po’ più facile imporne altre. Dobbiamo usare questi mezzucci perché la gente non sa controllarsi nemmeno di fronte all’immagine degli ospedali in saturazione. C’è chi continua a protestare imperterrito, chi nega la gravità, la signora Angela che viene denunciata mentre gira il videoclip “Non ce n’è di coviddi”. I cervelli sono proprio ottusi.

«Annebbiati…»

Sei autoironica, eh, Nebbia?

«So che ti piacciono queste sciocchezze.»

Posso dirtene una io, allora?

«Spara.»

Pare che dall’America stia per arrivare un vaccino efficace al 90%. Lo confezionerà Pfizer in collaborazione con l’azienda tedesca BioNtech.

«Non colgo la battuta.»

“Certo che, da quando ha fatto il Viagra, Pfizer non ne sbaglia una!

Attorno a me cala un silenzio imbarazzante. La prima volta che l’avevo sentita mi aveva strappato un sorriso. Porzioni di bosco vengono ammantati da un’avida foschia.

«Parlando d’America, i venti mi hanno detto che hanno un nuovo Presidente.»

Già. Biden è stato ufficialmente eletto dopo gli scrutini negli Stati in bilico. Non so se come politico sarà granché, ma come persona mi sembra due spanne sopra Trump.

«Perché?»

Trump sta ostacolando la transizione. Continua a diffondere fake-news su presunti brogli e minaccia ricorsi legali. Sembra un ragazzino incapace di vedere altri che se stesso. Non è infantile. È peggio. Mentre la sua nazione veniva mietuta dal virus, lui continuava a organizzare comizi senza mascherina, a insultare l’avversario, a comportarsi da protagonista di reality show. Sul Web ho letto una frase che recitava: “Gli Stati Uniti sono il Paese del Terzo Mondo più ricco e potente del pianeta”.

«Sarcastica e paradossale. Mi piace!»

Anch’io l’ho trovata brillante. Il paradosso, in fondo, è l’essenza degli Stati Uniti. Da una parte gli americani sono ebbri di soldi, tecnologia e ideologie; dall’altra hanno menti e artisti capaci di diventare leggende mondiali.

«Anche in Italia, però, sembra che avremo la Greta Thunberg della scuola…»

Ti riferisci ad Anita? Ecco che in quattro e quattr’otto abbiamo un movimento: School for future! D’un tratto la scuola è diventata importante. Anzi no, vitale!

«Perché sei così acido? Sai bene quanto sia pessima la didattica a distanza.»

Sono acido perché questo non è altro che un prodotto massmediatico. Io gli studenti li ho visti. A 12 anni non sei né sociologo né pedagogista. Puoi essere un business, però. Acquisti risonanza, le istituzioni ti parlano, ti farai scrivere libri, andrai a convegni. Insomma, monetizzerai.

«Sei invidioso. Lei è più vicina a quel mito dell’influencer di quanto tu sarai mai.»

Sono anni che il ruolo della scuola e il prestigio dell’insegnante si stanno svalutando! E li sai i motivi? Li può sapere Anita? Oggi i genitori sono sempre pronti a difendere i figli e a giustificarli perché così giustificano loro stessi dall’essere stati degli incapaci! Intanto Instagram e compagnia cantante mostrano agli studenti che non c’è bisogno di studiare nei canali tradizionali per avere successo! Anita sa qualcosa del business dell’informarketing? Di quei guru che si vantano di aver fatto milioni dopo essersi guardati bene dall’iscriversi all’università? E ancora, Anita può anche solo immaginare quanto sia deleterio avere una scuola che campa sui precari?

«Stai divagando sui massimi sistemi.»

Ah sì? Bene, eccoti i dati: un grafico mostra come i contagi nel mondo della scuola siano saliti del 1073%. Ripeto: 1073%!

Colpa dei trasporti, si dice. Ma anche colpa degli alunni che a inizio mattina stanno assembrati di fronte agli ingressi. Colpa degli alunni che in classe faticano a tenere la mascherina sopra il naso. Che continuano a toccarsi, a non igienizzarsi, a scambiarsi oggetti. Colpa delle aule in cui non si possono tenere le finestre aperte, perché sennò i genitori hanno paura che i loro pargoli si ammalino.

E poi, diciamocelo. Qual è quello studente che preferisce fare levatacce per essere in classe alle 8? Che preferisce stare fermo su un banco, magari sgridato dall’insegnante, quando a casa può sfruttare tutte le distrazioni che vuole? E i compiti? A casa in tanti sono diventati dei geni.

L’unico motivo per cui uno può voler andare a scuola è ritrovare il fidanzatino o la fidanzatina di turno. D’accordo, mettiamoci dentro anche i secchioni! Ma finisce lì.

«Anita potrebbe essere una mosca bianca. Potrebbe aver capito il valore della presenza. I bambini non sono stupidi. È la tua mente quella annebbiata dal pregiudizio, ora.»

Il pregiudizio me lo alimenta ogni alunno che usa lo smartphone sul banco. Ogni alunno che sbuffa. Ogni alunno che si accorge di aver sbagliato indirizzo e vive la scuola come una prigione. Ogni alunno che predica bene per farsi bello sui social e poi razzola male nella vita concreta.

Proprio questi alunni potrebbero essere quelli che ora siedono al fianco di Anita. Questo cambierà la loro cultura della scuola? I ragazzi cominceranno a darle valore? Non penso. I fenomeni mediatici sono transitori. Le virtù restano. A noi mancano le virtù…

«Anita sta dando risalto a un problema effettivo. Fa sì che se ne parli. Porterà a una presa di coscienza.»

Che presa di coscienza vuoi avere quando l’obiettivo principale è il proprio narcisismo? Le virtù le devi coltivare, possibilmente in un ambiente che la politica sappia rendere fertile. Mi spiace, ma non riesco a essere ottimista. È un leitmotiv che ho già visto con i Fridays for future. I valori sono tutti di facciata e non si traducono in comportamenti.

«Avere la borraccia di metallo sta diventando un’abitudine diffusa.»

Se vogliamo salvare il pianeta dobbiamo limitare i consumi. Dobbiamo smetterla di sprecare elettricità e risorse per avere il telefono nuovo ogni anno. Non c’è scampo. Le risorse sono in quantità finita, la popolazione è in crescita.

Dimmi: in quanti si stanno limitando? Io sento solo un grido: “Libertà!”.

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