Categoria: Oriente Occidente

a cura di Francesco Gianola Bazzini

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Al confine del nulla. Agostino e le nostre inquietudini.

Ho immaginato Agostino guardare Ippona, le coste della Numidia, oggi Algeria, come testimone impotente all’assedio dei Vandali; la città cadrà nel 429 d. C. Quell’assedio sembra non sia mai finito: l’Africa dondola i suoi fianchi generosi e saranno inglesi, francesi, italiani, portoghesi, belgi, tedeschi e ogni variante straniera avida e famelica a fare di quella terra brandelli di carne per fiere affamate. di Giusy Diquattro

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Oriente e Occidente- Immigrazioni Oriente e Occidente, ma non solo.

Il contributo del sociologo Adel Jabbar Immigrati trasformazione sociale e partecipazione pubblica sempre così profondo nei contenuti, mi riporta con la mente al grandioso romanzo di Alessandro Manzoni I Promessi Sposi nel suo capitolo ottavo, a quelle bellissime note poetiche dell’addio ai monti sorgenti dall’acque.

I fenomeni migratori attuali ci sono spesso descritti attraverso le sue dinamiche quantitative e con l’analisi delle cause che li determinano. Da parte dei paesi di approdo, si mette spesso in evidenza la necessità di questo fenomeno con l’antipaticissimo: si adattano ai lavori che gli autoctoni non vogliono più fare, facendoci ritornare con la mente ai periodi bui della tratta di manodopera.

di Francesco Gianola Bazzini

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L’ABBRACCIO

Mi è diventata un’abitudine camminare per tornare a casa dopo una lunga giornata di lavoro, mi aiuta a distaccarmi, ad avere una pausa, uno spazio neutro solo mio che separa lo spazio lavorativo da quello famigliare. A volte rispondo a una telefonata, a volte butto un occhio alle vetrine dei negozi.

di Vojsava Tahiraj

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Immigrati, trasformazione sociale e partecipazione pubblica

-di Adel Jabbar. L’abbandono del luogo d’origine da parte dell’immigrato non è soltanto fisico, giacché egli è anche costretto ad allontanarsi dal suo vissuto quotidiano, e quindi a decodificare il bagaglio di conoscenze, pratiche e consuetudini interiorizzate e adatte a vivere nel proprio paese, per rimpiazzarle, il più velocemente possibile, con nuovi codici di riferimento funzionali all’inserimento nel paese di arrivo.

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L’Occidente alla prova della pandemia

Alla sua nascita, lo scorso 14 marzo, abbiamo scritto che Prospettiva avrebbe guardato dritto al vivente perché, quando è in discussione la sua sopravvivenza, non è il caso di stabilire gerarchie sul da farsi. Quell’obiettivo, che poteva sembrare generico, in presenza di Covid-19 assumeva connotati particolari che sono diventati ancora più evidenti ai nostri giorni.

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Un ponte per dormire

Com’è possibile negare a una persona la capacità di spostarsi, di muoversi secondo il proprio arbitrio e secondo i propri desideri? Non è possibile o almeno non dovrebbe. L’articolo 13 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo delle Nazioni Unite dichiara: comma 1 «Ogni individuo ha diritto alla libertà di movimento e di residenza entro i confini di ogni Stato». Comma 2 «Ogni individuo ha diritto di lasciare qualsiasi paese, incluso il proprio, e di ritornare nel proprio paese» (Dichiarazione universale dei diritti umani, OHCHR). La triste verità è che invece sempre più spesso si decide, perché all’interno dei processi decisionali o per semplice e passiva accettazione dei fatti, di negare a molte persone la facoltà di potersi muovere in libertà. Di solito ciò avviene per una combinazione di paura e ignoranza, che scattano quando si tratta di difendere ciò che è nostro o ciò che crediamo ci appartenga. L’Italia e l’Europa hanno costruito un sistema di esclusione del diverso, che anziché agevolare l’inserimento nella nostra società emargina e discrimina. La cosa che fa riflettere è che questo processo avviene a tutti i livelli, da quello europeo a quello del singolo cittadino, che ha assorbito decenni di propaganda contraria all’immigrazione.

Anche nelle singole città, Parma compresa, il Leitmotiv dominante è costituito non tanto dalla volontà di intercettare il disagio

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Nitrato di luce: contro una desertificazione di futuro – Riflessioni sul dibattito Oriente e Occidente

di Giusy Diquattro – È un sostare della mente sui titoli dei grandi classici che abbiamo citato, ma non abbiamo avuto ancora il tempo di leggere e che aspettano in coda la nostra attenzione. Sono quei momenti di coscienza in cui si comprende che sono molti e infiniti i modi di dire e raccontare il mondo e troppe le prospettive che si aprono a ogni pagina. Poi ci sono i saggi, alcuni presentano macchie arrugginite di umidità, sembrano dire che forse siano ormai fuori moda e che anche alcune riflessioni abbiano preso un odore vintage di naftalina.

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Cos’è l’Occidente oggi?

di Alessandro Bosi – Che cosa dovremo intendere, una buona volta, per mondo occidentale, un’espressione di uso corrente che facciamo spesso precedere dall’attenuativo cosiddetto, quasi volessimo scusarci di non avere un termine che traduca compiutamente il nostro pensiero?