Un perno tra Oriente e Occidente: le edizioni e/o

Di Federico Dazzi

In molti hanno avuto a che fare con le edizioni e/o da quando hanno iniziato a pubblicare Elena Ferrante, soprattutto con la quadrilogia dell’Amica geniale a partire dal 2011. Nonostante in molti la conoscano proprio grazie a questo successo, la casa editrice ha una storia di primo piano per quanto riguarda l’incontro tra culture. Soprattutto nei primi decenni di vita è stata un ponte tra l’Est e l’Ovest, ponendosi come mediatrice tra due blocchi ideologici. Ancora oggi, cadute le cortine, la sua identità è rimasta forte e non ha abbandonato il suo impegno, abbracciando allo stesso tempo gli stimoli della modernità. Le case editrici e le collane editoriali migliori sono splendidi esempi di coerenza e mantengono per decenni identità fermissime pur adattandosi all’evolvere della società. A saperle guardare, c’è da imparare.

Est

Nata a Roma nel 1979 da Sandro Ferri, legato fin da giovane alla sinistra italiana, e Sandra Ozzola, laureata in letteratura russa e interessata alla cultura slava, la casa editrice è l’unione intellettuale della coppia: i primi titoli e le prime intenzioni cercano di portare in Italia scrittori socialisti dell’Est, che in patria non potevano essere letti, né tantomeno in Occidente, a causa dell’ancora vivente blocco ideologico.[1] Il nome della casa inoltre rispecchia questo: e/o, Est e Ovest, a indicare una precisa volontà di stabilirsi come ponte tra le culture, là dove le costruzioni sociali e politiche non lo permettevano. Inoltre, come ha indicato Gian Carlo Ferretti[2], esiste anche un significato del nome come e/oppure: è evidente che esiste un intento della casa editrice di porsi a metà tra un’opposizione. Anche il simbolo utilizzato per rappresentare la casa è quello di una cicogna, animale che nella simbologia comune esprime il senso del viaggio tra paesi, e quindi tra culture. Una vera casa editrice, d’altronde, è sempre una mediazione tra un testo o un autore e un pubblico, quello che cambia è l’interpretazione, che è inevitabile, della mediazione.[3] Per questo sono importanti il progetto e le intenzioni dell’editoria, proprio perché almeno fin dopo l’invenzione della stampa sono di fatto necessarie, non eliminabili nel processo culturale. Ha visto bene Eugenio Garin quando sosteneva che non è possibile fare storia della cultura senza fare anche storia dell’editoria.

Porsi quindi già nel nome come ponte tra culture dimostra che la casa e/o ha avuto fin da subito una chiara concezione del suo ruolo nel mondo culturale italiano e non. Il primo titolo pubblicato nel 1979 fu Esplosione di un impero? La rivolta delle nazionalità in U.R.S.S. di Hélène Carrère d’Encausse, che fu come una premonizione dei successivi sviluppi politici, e per i primi decenni la linea editoriale è riassunta in questa scelta, ovvero portare al pubblico italiano opere che raccontassero altre culture e altre realtà nella loro complessità. L’intento fu quello di uscire dal duplice equivoco della cultura occidentale, che da una parte rimuoveva il problema di una cultura altra, e dall’altro la strumentalizzava sia a destra che a sinistra. Secondo Ferri, infatti, la destra “vi vedeva soltanto un enorme deserto culturale, con pochi eroi sovrumani che resistevano al totalitarismo all’interno di una società annichilita”, mentre la sinistra “aveva una visione diametralmente opposta ma speculare, di fatto identica nei risultati: o difendeva i regimi al potere, oppure, quando si accorgeva che non era possibile farlo, cercava di rimuovere l’imbarazzante problema, rifiutando in ogni caso un’analisi e una conoscenza approfondita dell’Est”.[4] La strategia fu infatti quella di non proporre al pubblico italiano, altamente contrapposto nelle ideologie, testi accademici o altamente specialistici, ma opere spesso fondamentali attraverso la prospettiva del mettersi “nei panni del lettore italiano in modo da avvicinarlo gradualmente a quelle culture”: la casa editrice non ha mai nascosto nemmeno l’intento di limitare i condizionamenti dei mass media, che difficilmente raccontano la complessità dei fenomeni, tendendo a polarizzare il discorso. Un’iniziativa editoriale può invece operare nella demistificazione dei fenomeni potendo attuare progetti di ampio respiro in grado di comprendere e analizzare i processi sotto più aspetti. Significativi a questo proposito sono le pubblicazioni di Christoph Hein e soprattutto Christa Wolf, che esprimeranno tutte le contraddizioni relative all’unificazione tedesca e le durezze di una integrazione non sempre voluta.

Quello che la casa ha attuato nei confronti degli scrittori dell’Est è di restituire dignità alle loro opere e ai loro lavori, operando con acribia sui testi da proporre ad una cultura italiana che li ignorava completamente, come nei casi di Kazimierz Brandys[5] e Aleksandar Tišma[6], quest’ultimo per merito anche di Jaca Book. Caso più noto è quello dello scrittore ceco Bohumil Hrabal, che ebbe rapporti intensi con la e/o fin dagli anni Ottanta e venne progressivamente apprezzato sia dal pubblico che dalla critica italiana grazie proprio alla casa di Ferri e Ozzola. A conferma di ciò, nel 2003 lo scrittore viene pubblicato nei “Meridiani” Mondadori, che oggi in Italia può essere considerata la maggiore collana di pregio in grado di operare fluttuazioni di influenza del canone letterario.[7]

Gianfranco Tortorelli rileva giustamente che “la stessa sigla e/o era il tentativo di costruire un ponte tra culture offrendo in modo organico al lettore il ricco panorama della cultura dell’Est e ripescando, in seguito, una letteratura dell’Ovest meno conosciuta e sicuramente lontana da quella politica dei best seller che invadeva i cataloghi della maggiori case editrici italiane”.[8] È di fondamentale importanza rilevare che esista, almeno nei primi anni di storia della casa, una gerarchia dei tempi ben precisa rispetto alle scelte: prima si porta al pubblico italiano l’Est, totalmente sconosciuto o raffinato ideologicamente, e solamente in seguito anche una letteratura dell’Ovest, che però sarà nuova anche questa, poiché lontana dall’ideale comunemente accettato di questa letteratura dal pubblico. Sta qui molta dell’importanza delle edizioni e/o: nel portare in Occidente la conoscenza di un’altra cultura, e successivamente, nel portare una letteratura occidentale dimenticata in Occidente. Questo pare un paradosso proprio perché l’importanza della casa editrice sta anche nel mettere la cultura occidentale di fronte alle sue costruzioni, mostrando che di fatto esistono ben pochi confini nella letteratura, e se esistono sono puramente ed esclusivamente geografici. Molto sottilmente, le edizioni e/o hanno mostrato all’Occidente che non conosceva né l’Oriente né se stesso. E non conosceva se stesso proprio perché non conosceva altre culture.

Ovest

È a partire dagli anni Novanta, infatti, che si passa più marcatamente “dalla E alla O”[9]. La casa editrice inizia qui a puntare su scrittori occidentali che diverranno poi scrittori di punta per case editrici maggiori: Joyce Carol Oates, Thomas Pynchon e Alice Munro. Inoltre dal 1992 inizia a pubblicare i primi testi di Elena Ferrante, che porterà come abbiamo visto la casa di Ferri e Ozzola a conseguire successi riconosciuti da un ampio pubblico. Nel 1988 nasce inoltre la collana Ovest, in cui è riassumibile l’atteggiamento della casa nei confronti della letteratura occidentale, che propone testi soprattutto americani con l’intento di smarcarsi dal minimalismo e dalle mode imperanti in quegli anni, riuscendo a costruire “una mappa della variegata tradizione del romanzo americano degli ultimi sessant’anni più accurata e affidabile del quadro spesso caotico e qualitativamente diseguale offerto dall’enorme massa di fiction tradotta che il sistema editoriale riversa ogni giorno nelle librerie”.[10] Nel 2005 poi viene aperta la casa Europa Edition, con sede a New York con lo scopo di raggiungere il mercato americano tramite la traduzione delle proprie opere in inglese. Il successo internazionale di Elena Ferrante inizia da qui, quando qualche anno dopo i suoi romanzi saranno acclamati dalla critica americana e solo successivamente da quella italiana (il che dovrebbe farci riflettere sul reale potere della nostra critica oggi).

Negli anni Ottanta viene varata anche la collana Dal mondo (destinata a diventare collana maggiore, in cui confluiranno altre collane minori, come Ovest), che avrà il merito di superare definitivamente qualsiasi steccato culturale, pubblicando testi portoricani, asiatici e africani, riportando all’attenzione scrittori come Chinua Achebe, che contribuirono non poco a eliminare i residui di un orientalismo europeo ancora acceso. Naturale prosecuzione della collana è stata la creazione nel 2007 di Sharq/Gharb (Est/Ovest in arabo), casa editrice con sede in Italia che pubblica testi in arabo, ponendosi come ponte tra la cultura araba e quella europea: è la prima iniziativa italiana di questo tipo. La seguente mappa delle varie pubblicazioni della casa editrice mostra con evidenza quanta importanza sia data alle varie culture, pur mantenendo una base quantitativa occidentale:

Numero di autori pubblicati dalla casa. Fonte: sito ufficiale delle edizioni e/o.

Le edizioni e/o, non dobbiamo dimenticarlo, sono una casa editrice indipendente. Nel panorama editoriale attuale, la vita si svolge tra pochi ed enormi gruppi editoriali (Mondadori, Giunti, GeMS) e una miriade di piccole case editrici indipendenti e non che spesso vivono in perdita e non vendono che poche centinaia (se non decine) di copie, alimentando però con la loro originalità la vivacità del mercato. I risultati culturali migliori, tra ricerca e accondiscendenza del mercato, li ottengono le case di dimensioni medie (soprattutto indipendenti) come minimum fax o appunto le edizioni e/o, poiché riescono a mantenere un equilibrio salutare tra Dio e Mammona[11]: un’attività editoriale si misura da questa composizione, non altro. Il valore di una casa editrice è un gioco di equilibrio e oscillazioni, e proprio come un perno è la vita dell’editoria. Le edizioni e/o hanno rappresentato e rappresentano ancora oggi un ponte tra culture, e quindi un perno fondamentale tra Oriente e Occidente.

[1] Come riferisce la stessa Ozzola, l’idea da cui erano partiti era stata il tentativo “di coprire uno spazio che l’editoria italiana aveva sempre trascurato o visitato marginalmente e spesso politicamente strumentalizzato: la vita culturale dell’Europa orientale”. Manoscritto contenuto nell’Archivio della casa editrice e citato da G. Tortorelli, Il lavoro della talpa. Storia delle Edizioni e/o dal 1979 al 2005, Pendragon, 2008, p. 95.

[2] G.C. Ferretti, Storia dell’editoria letteraria in Italia. 1945-2003, Einaudi, 2004, p. 403.

[3] Già Contini sosteneva che “ogni edizione è un’interpretazione”. G. Contini, Breviario di ecdotica, Einaudi, 1990, p. 19. La formula si è poi rivelata di straordinaria importanza per gli studi successivi sull’attività editoriale e sulla ricezione delle forme del testo, come gli studi successivi di Alberto Cadioli (fra gli altri) hanno dimostrato.

[4] Citato in G. Tortorelli, Il lavoro della talpa, cit., p. 12.

[5] Sono note ad esempio le quattro prove di traduzione degli anni Ottanta per Variazioni postali, dispendio di energie che nessun’altra casa editrice occidentale pensò mai di potersi permettere.

[6] L’autore fu poi pubblicato da Garzanti (1993) e Feltrinelli (2000).

[7] Con gli anni Duemila la collana ha operato scelte considerate discutibili per una collana di classici (con l’inserimento di Camilleri, Scalfaro, Siciliano, Asor Rosa e altri). In realtà la situazione è alquanto complessa e solamente di recente gli studiosi stanno affrontando i rapporti tra editoria, critica e canonizzazione letteraria. La collana mondadoriana, comunque, ha avuto da sempre intenzioni chiare e non è mai venuta meno alla propria identità sin dalla sua nascita nel 1969.

[8] G. Tortorelli, Il lavoro della talpa, cit., p. 16. Corsivo mio.

[9] https://www.ilpost.it/2015/11/09/edizioni-e-o/.

[10] Cfr. le dichiarazioni di R. Duranti in “L’Indice”, VIII, 1991, 6, p. 5.

[11] Così Gian Arturo Ferrari indica relativamente il valore culturale e il valore economico di un libro. G.A. Ferrari, Libro, Bollati Boringhieri, 2014.

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