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Politiche ed interventi per promuovere la salute nelle comunità locali

Il promuovere la salute si articola in tre ambiti fra loro intrecciati: in primis l’ambito formativo, che non deve essere solo limitato alle fasi dello sviluppo (come è stato prevalentemente pensato finora) ma deve potersi estendere a tutte le età della vita (long life learning), in particolare quelle di apprendimento/cambiamento nelle fasi critiche e di passaggio del corso di vita. In secondo luogo, l’ambito comunicativo, inteso sia come comunicazione dialogica e multidimensionale (ossia relazionale) fra gli attori della salute, sia come comunicazione socio-ambientale, ossia informazione disponibile e ‘lanciata’ erga omnes attraverso i media. Il terzo ambito è quello delle politiche, degli interventi e delle risorse ambientali, in altre parole tutte le occasioni che permettono ad una popolazione residente su un determinato territorio di mantenere e sviluppare stili di vita sani, godere di una buona qualità della vita e poter usufruire di pratiche salutogenetiche in modo diffuso e agibile (ossia superando le diseguaglianze e le barriere di reddito, età, genere, cittadinanza, cultura, ecc.).
di Marco Ingrosso

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Prima la comunità: quale?

di Pietro Pellegrini- La pandemia ha evidenziato come sia necessario un sistema di welfare pubblico universale, solidale, sostenuto da un patto sociale condiviso e praticato. Il riferimento ai valori costituzionali appare evidente e naturale per chi ha vissuto la stagione dell’emancipazione e dei diritti, ma non è affatto tale per chi ha subito nella propria esperienza di vita, sulla propria pelle, il peso del neo liberismo prima temperato e poi sempre più vincente. Il richiamo alla Costituzione rischia di essere un insieme di parole retoriche, specie quando le persone sperimentano l’assenza del welfare e la delusione diviene disillusione e rabbia, ma non espressa nelle abituali forme di protesta.

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Fra involuzione e perseveranza: la “Fratelli tutti” vista dal Brasile

Per un osservatore italiano (ma anche, probabilmente, per chi guarda da altri luoghi del mondo), il Brasile – a cavallo fra fine del XX e inizio del XXI secolo – ha lanciato segnali e reso visibili molte testimonianze, esperienze e speranze che si riallacciano, direttamente o indirettamente, ai temi, agli ideali e alle preoccupazioni della Fratelli tutti, la più recente enciclica del papa argentino. Ci proponiamo, qui, di passarne in rassegna alcune, chiedendoci poi dove siano rintracciabili, oggi.

di Érika Marafon Rodrigues Ciacchi e Andrea Ciacchi

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PANDEMIA, ECOLOGIA POLITICA E SOLIDARIETÀ NELLA FRATELLI TUTTI

È indubbio che l’enciclica papale Fratelli tutti si presti, data la ricchezza dei riferimenti e la profondità dello sguardo, a una pluralità di interpretazioni. Lo dimostra la varietà delle voci che stanno animando il ‘Dialogo’ ospitato su Prospettiva e curato da Marco Ingrosso e Sergio Manghi. Il mio intervento si concentra su due elementi, fortemente interrelati: i) la presenza nell’enciclica di un tipo di realismo che André Gorz avrebbe definito ‘ecologico’ ; ii) la sua espressione ‘politica’ per come incorporata sia nella lettura della pandemia proposta da Francesco, sia nell’analisi delle implicazioni in termini di fratellanza.

di Emanuele Leonardi

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Virgo et sacerdos. Desiderio femminile e sacerdozio tra XIX e XX secolo

Con uno sguardo reso più attento dall’attuale sensibilità sul tema, è possibile scorgere una complessità fin qui insospettata riconducibile a questo tema. Anche sulla base di più recenti ricerche, infatti, sono state individuate molteplici tracce di una via che potremmo definire di natura cultuale e mariologica al sacerdozio femminile, accanto e prima della via ‘rivendicativa’ ad esso: una via sicuramente meno nota – ma non meno affascinante – che si manifesta già dalla metà del secolo XIX (Gazzetta, 2020). Connessa ad un’elaborazione teologica plurisecolare e ad una riflessione spirituale sul ruolo della Vergine nella vita dei presbiteri, oltre che allo sviluppo otto-novecentesco del movimento mariano, questa linea cultuale faceva perno sulla figura della Madonna concepita e invocata come sacerdote. Per secoli il tema del sacerdozio di Maria, centrato sulla Sua funzione di mediazione nell’azione salvifica del Figlio, aveva interessato filosofi, teologi, religiosi e semplici credenti (Laurentin, 1952). Tra XIX e XX secolo esso divenne argomento di ricerca spirituale così sentito e profondo da dare origine a forme di devozione specifiche e addirittura da caratterizzare un’intera congregazione religiosa: la devozione alla «Vierge Prêtre o Virgo Sacerdos» si sviluppò in particolare nella famiglia delle Figlie del Cuore di Gesù, fondata nel 1872 dalla beata Maria Deluil-Martiny (1841-1884) e approvata definitivamente nel 1902 da Leone XIII. Secondo la lettura data dal nuovo ordine la Vergine ai piedi della Croce offre il sacrificio perfetto al Padre e immola se stessa con Cristo e ciò consente di dire che al Calvario sono due gli altari: quello del corpo del Figlio e quello del cuore di Maria.

di Liviana Gazzetta

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SULLA SORTE DEGLI ARCHITETTI

L’espressione gli architetti andrebbero uccisi nella culla, che non conoscevo, sarebbe stata espressa, con evidente ironia, a una riunione in remoto nella quale si discuteva sul futuro della Cittadella di Parma e sui propositi del Comune.

di Alessandro Bosi

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Custodi del proprio fratello/sorella

Papa Francesco racconta la parabola del buon samaritano: «C’era un uomo ferito, a terra lungo la strada, che era stato assalito. Passarono diverse persone accanto a lui ma se ne andarono, non si fermarono. Erano persone con funzioni importanti nella società, che non avevano nel cuore l’amore per il bene comune. Non sono state capaci di perdere alcuni minuti per assistere il ferito o almeno per cercare aiuto. Uno si è fermato, gli ha donato vicinanza, lo ha curato con le sue stesse mani, ha pagato di tasca propria e si è occupato di lui. Soprattutto gli ha dato una cosa su cui in questo mondo frettoloso lesiniamo tanto: gli ha dato il proprio tempo. Sicuramente egli aveva i suoi programmi per usare quella giornata secondo i suoi bisogni, impegni o desideri. Ma è stato capace di mettere tutto da parte davanti a quel ferito, e senza conoscerlo lo ha considerato degno di ricevere il dono del suo tempo» (FT, 63). «Dov’è Abele, tuo fratello?» (Gen 4,9). La risposta è la stessa che spesso diamo noi: «Sono forse io il custode di mio fratello?» (ibid.). «Con la sua domanda, Dio mette in discussione ogni tipo di determinismo o fatalismo che pretenda di giustificare l’indifferenza come unica risposta possibile. Ci abilita, al contrario, a creare una cultura diversa, che ci orienti a superare le inimicizie e a prenderci cura gli uni degli altri» (ibid, 57). Come diventare custodi dei nostri fratelli? È la domanda che ci scava dentro, se vogliamo essere pienamente umani, e quindi divini.

di Umberto Cocconi