Religione, politica, società tra passato e presente: viaggio in Turchia

Di Francesco Gianola Bazzini

Il mio compito: intraprendere un viaggio nel passato, per comprendere il percorso che ha portato alla nascita della Repubblica di Turchia. E di quanto la sua storia passata influenzi tuttora, al di là dell’attuale forma statuale, le dinamiche interne ed il suo ruolo nello scacchiere internazionale.

Nascita evoluzione e dissoluzione dell’Impero Ottomano

La ragione principale del suo ruolo nel passato: la sua estensione geografica che ha coinvolto non solo Il Medio-Oriente, l’Anatolia, la Penisola Arabica ed il Nord-Africa, ma anche buona parte del bacino mediterraneo, del Mar Nero e di fatto tutta la penisola balcanica fino alle porte di Vienna. Questa sua collocazione lo ha reso un interlocutore e spesso un temibile avversario per le maggiori potenze europee nel corso di diversi secoli e per gli stati la cui sopravvivenza era legata al commercio nel mediterraneo come Venezia e Genova. Inoltre, la dinastia ottomana si è via via autoproclamata difensore universale dell’Islam Sunnita, ed i suoi sultani legittimi rappresentanti di tutti i musulmani, arrivando a controllare le città sante della Mecca e di Medina, consolidando nel tempo la qualità di Califfo[1] sino agli ultimi discendenti, contrapponendo all’Europa cristiana un vasto e potente impero musulmano. Lultima e per la verità prima costituzione ottomana promulgata dal Sultano Califfo Abdul Hamid II nel 1876 pur introducendo alcune aperture, riaffermava comunque: art. 3 La sovranità ottomana, che riunisce nella persona del Sovrano il Califfato Supremo dell’Islam, appartiene al primogenito della dinastia di Osmano conforme alle antiche regole. Art. 4 Sua Maestà il Sultano, ha titolo di Califfo supremo, è il protettore della religione musulmana. Egli è il sovrano e il Padiscià (protettore) di tutti gli Ottomani.

Dalla seconda metà del l’XI° secolo popolazioni di etnia turca, sospinte dall’invasione mongola erano penetrate nell’Impero musulmano Abbaside, assumendo, convertendosi all’Islam, ruoli di primo piano nell’esercito e nell’amministrazione. In particolare, i Selgiuchidi avevano ottenuto un sultanato nell’attuale Iran e nell’Asia caucasica, sotto la formale potestà del Califfo di Baghdad, dando vita alla prima dinastia di origine turca. Degli Ottomani si cominciano ad avere notizie agli inizi del XIV secolo. Inizialmente costituiscono uno dei numerosi staterelli dell’Anatolia che si erano formati durante e dopo l’invasione mongola che aveva posto fine allo stato abbaside. Bursa fu la prima città importante di cui si impadronirono gli Ottomani sotto la guida del fondatore della dinastia Osman I (Uthman 1299-1326). Seguirono poi Nicea (Iznik) sede di importanti concili paleocristiani, poi Adrianopoli (Edirne) che divenne capitale fino alla presa di Costantinopoli. Il regno sunnita degli ottomani si ingrandisce velocemente trasformando l’Anatolia in una regione completamente musulmana. Nel XIV secolo inizia la penetrazione nella penisola Balcanica con la conquista della Tracia e dell’attuale Bulgaria meridionale. L’invasione di Tamerlano provoca una decisiva anche se temporanea conclusione del predominio ottomano in Asia Minore, ma, ciò nonostante, nessuno dei principi balcanici riesce alla fine della seconda e breve conquista da parte dei mongoli e la destituzione del sultano Bayezid I, a liberarsi una volta per tutte dal dominio ottomano sui propri vecchi territori. Al termine di una lunga guerra fratricida[2] Mehemed I si afferma come sovrano assoluto, consolidando il primato della sua dinastia.

Riprende la politica di espansione e di riconquista. In questo contesto l’impero bizantino rappresenta ormai poco più di un’enclave in territorio ottomano anche se i numerosi assalti alle ancora solide mura di Costantinopoli sono andati falliti. Nel 1451 sale al trono il giovane sultano Mehemed II, noto come il conquistatore. Nel maggio del 1453 la città cade in mani ottomane, mettendo la parola fine sulla capitale della cristianità ortodossa che si dividerà sempre più in patriarcati nazionali. Costantinopoli diviene Istanbul. La sera stessa della conquista Il Sultano prega in Santa Sofia[3], repentinamente trasformata in moschea. Il regno di Mehemed II rappresenta nel complesso un periodo di rapida espansione ottomana.

Nel luglio 1480 anche la città fortezza di Otranto viene conquistata da un contingente dell’esercito imperiale guidato dall’ammiraglio Amhed Pascià. Gli abitanti che rifiutano di convertirsi all’Islam vengono uccisi e decapitati sulla Collina della Minerva dove oggi sorge una chiesa a loro dedicata Santa Maria dei Martiri; le donne e i bambini violentati e venduti come schiavi. La presa della città costiera pugliese era stata concepita come il primo passo per la conquista dell’Italia, ma quando Mehemed muore l’anno seguente, il figlio Bayezid II stabilisce altre priorità e gli Ottomani pongono fine alla loro presenza in Italia, accettando la resa dopo l’assedio della città da parte di un forte esercito cristiano. Il vero fondatore dell’impero è però il sultano Selim I che dopo aver eliminato ben 4 fratelli compreso il primogenito Ahmed e i loro figli sale sul trono (1512-1520). Estende le conquiste all’Asia caucasica alla Siria ed all’ Egitto. Qui al Cairo destituisce l’ultimo califfo abbaside, appropriandosi degli emblemi califfali che trasferisce nella Reggia di Topkapi a Istanbul. Con la conquista della Penisola Arabica e le città della Mecca e Medina, diviene il custode dei luoghi santi dell’Islam. Con la conquista del Nord-Africa sino al Marocco il suo impero arriva ad occupare tutti i territori islamizzati. Il titolo di Califfo, da lungo tempo rivendicato, diviene senza contestazioni affiancato a quello di Sultano. Il figlio Suleiman (Solimano il Magnifico, l’Ombra di Dio sulla Terra) 1520-1566, estende ulteriormente l’impero verso tutta la Mesopotamia occupando Baghdad. A occidente conquista il regno d’Ungheria e sfida la dinastia asburgica con l’assedio di Vienna nel 1529.

All’approssimarsi della sua fine nuova tragedia famigliare. I figli Bayezid e Selim ingaggiano una guerra fratricida a cui non saranno estranei la madre, moglie di Solimano, e il Gran Vizir Mhemet Pascià Sokolovic di cui parleremo tra poco.

Le conquiste rapide presupponevano una efficiente organizzazione militare

Tra i soldati di fanteria, i giannizzeri (in ottomano yeniceri “nuova truppa”) sono senza dubbio i più noti. Il loro ruolo e il loro sostegno erano indispensabili nella lotta di successione fratricida che si apriva all’agonia o alla morte del sultano regnante per la conquista del “Trono”. Originariamente venivano reclutati tra i prigionieri di guerra, nel quadro del quinto del bottino che spettava al sultano dopo ogni campagna militare. In seguito, quando questo numero non era più sufficiente, una parte considerevole dei giannizzeri era rappresentata dai figli dei contadini cristiani assoggettati al sultano che venivano reclutati in modo coatto. Tale forma di reclutamento veniva definita come raccolta di fanciulli (in ottomano devsirme). I futuri soldati erano mandati presso i contadini in Anatolia, dove dovevano convertirsi all’Islam e imparare la lingua turca. Successivamente venivano spediti nella capitale dove attendevano da giovani reclute, che si liberasse un posto tra i giannizzeri. Entrare a far parte di questo corpo scelto, comportava l’appartenenza alle classi maggiormente privilegiate. La procedura fu in seguito adottata anche per la selezione dei futuri e più alti ed importanti burocrati e funzionari dello stato[4]. Una volta convertiti all’Islam questi giovani ragazzi, che non avevano legami parentali con le influenti famiglie della corte, garantivano al sovrano l’assoluta fedeltà alla sua persona in una stretta relazione di dipendenza, soprattutto in quanto estranei alle faide familiari di palazzo. Verso la metà del XVII secolo, i turchi riprendono a marciare verso ovest, estendendo la loro influenza sull’intera regione balcanica. Nel 1683, essi tentano addirittura di piegare l’impero asburgico, lanciando una nuova offensiva in direzione di Vienna, sotto le cui mura però vengono sconfitti. Con questa battuta d’arresto ed in concomitanza con il progressivo rafforzamento delle potenze europee, inizia il lento ma inesorabile processo di indebolimento politico, diplomatico, militare ed economico dell’impero ottomano. Ma sono soprattutto i problemi interni, in particolare quelli finanziari unitamente alla crescente influenza e pressione delle consolidate potenze coloniali europee a minare dalle basi l’ultimo e più potente califfato sunnita. La monarchia degli Asburgo nel corso dei secoli XVIII e del XIX si spinge profondamente nei Balcani. A partire dagli inizi del 1800 i movimenti nazionalisti nella penisola balcanica cominciano ad ottenere i primi successi. Nel 1830 le potenze europee impongono la costituzione di uno stato greco nel Peloponneso e nell’Attica. Dopo la costruzione del canale di Suez (1859-1869), che fece dell’Egitto un punto di passaggio obbligato sulla strada delle indie, gli inglesi impongono la propria presenza nel paese. Nel 1882 occupano definitivamente la regione che diverrà indipendente nel 1922 pur rimanendo sotto l’influenza britannica. Algeria e Tunisia vengono occupate e trasformate in colonie dalla Francia 1830 – 1881.

La fine

Dagli inizi del XX secolo l’impero va incontro ad un rapido susseguirsi di insuccessi in politica estera e vanno deluse molto velocemente le speranze di una liberalizzazione e di una pace interna tra le diverse etnie. Oltre all’annessione della Bosnia nel 1908 da parte dell’Austria-Ungheria, Tripolitania e Cirenaica, ultimi possedimenti ottomani in Nord-Africa vengono conquistati dall’Italia insieme alle isole egee del Dodecaneso. L’entrata in guerra a fianco degli imperi centrali nel 1914 e la loro comune conseguente sconfitta infligge il colpo di grazia definitivo a questo grande stato multietnico a prevalenza musulmana. La sua fine determina sconvolgimenti sia sul piano interno, in quello che rimarrà del vecchio impero e cioè l’attuale Turchia, sia negli ex territori imperiali ancora formalmente dipendenti all’inizio del conflitto mondiale, in particolare il Medio-Oriente. La fine del Califfato (avvenuta formalmente nel 1924 ad opera dell’élite militare turca) che da Muhammad e dai “Califfi ben guidati”[5], attraverso le dinastie omayyade, abbaside ed ottomana ha rappresentato, pur tra mille contraddizioni e divisioni, l’unità di larga parte del mondo musulmano sunnita, ha lasciato un vuoto e determinato l’assenza di un punto di riferimento nelle popolazioni musulmane che ne facevano parte. I vari movimenti che si sono appalesati negli ultimi decenni spingono comunque per una riscoperta del desiderio di unità, quel valore che la loro tradizione religiosa ha mantenuto viva. Quale modello risulterà vincente è troppo presto per arrivare a delle conclusioni. 1)La primitiva società dei “Califfi ben guidati”, 2) un modello panarabo, 3) un modello panislamico? E attraverso quale forma: federale, confederale? Certo è che la crescente influenza delle potenze economiche e politiche orientali spingono, così com’è avvenuto per l’Europa, ad un disegno di ritrovata unità; insomma, ci piaccia o no la rinascita di un Califfato in chiave riveduta e corretta, che ciclicamente riemerge, potrebbe non essere un’utopia e forse tutto sommato un’ipotesi auspicabile.

Dalla fine del Califfato al riemergere del binomio Islam politica

Nel 1924 Mustafà Kemal Pascià, meglio conosciuto come Ataturk, decreta la fine del Califfato, dando vita alla moderna repubblica di Turchia. La sua “rivoluzione” opera una netta distinzione tra religione e istituzioni politiche. Ataturk, non persegue nessuna riforma della religione, ma dà vita ad una profonda trasformazione della società turca. Non aspira ad un impero ottomano rinnovato, come volevano i “Giovani Turchi” all’inizio del secolo, con i quali viene spesso confuso. È un modernista radicale che ha studiato la Rivoluzione Francese. Vuole una repubblica turca, moderna civile, laica con una netta separazione tra stato e chiesa. Sebbene un processo di secolarizzazione fosse già iniziato durante il regno degli ultimi sultani (Califfi), il suo è un progetto molto temerario, considerando la popolazione rurale anatolica, prevalentemente tradizionalista. Gioca dalla sua la grande fama acquistata nella sua qualità di giovane generale per aver difeso l’integrità della nazione turca alla fine del disastroso primo conflitto mondiale che il trattato di Sévres aveva pesantemente mutilato. Con una sorta di “lunga marcia”, costellata di successi militari ricompone la nazione turca nei suoi confini attuali, sancita dal trattato di Losanna del 1923. Come già ricordato, nel 1924 abolisce l’istituzione politico-religiosa del Califfato, nel nome della sovranità popolare; viene allo stesso tempo eliminata la somma carica spirituale di Sceicco ul-Islam e soprattutto vengono aboliti i tribunali della sharia preposti al diritto di famiglia e ai diritti di successione. Anche le scuole coraniche (madrase) vengono chiuse, vengono aboliti gli ordini sufi e chiusi i conventi. Viene introdotto l’obbligo scolastico in una scuola rinnovata e laica per educare le nuove generazioni secondo canoni più occidentali, introducendo peraltro l’alfabeto latino. Il patrimonio delle fondazioni passa sotto il controllo statale e con ciò abolite tutte le istituzioni organizzate dell’Islam.

Il kemalismo costruisce gradualmente uno stato moderno attraverso una miscellanea ben combinata tra riformismo e nazionalismo: secolarismo, voto alle donne, sovranità del popolo, statalismo attraverso un ruolo determinante dello stato nell’economia (capitalismo statale) ed una moderna legislazione sociale e del lavoro. In particolare, fa rinascere nel popolo turco un sentimento nazionale ed è per questo che nel 1934 l’assemblea nazionale gli conferisce il titolo onorifico di “padre dei turchi” Ataturk. Il rovescio della medaglia di questo ritrovato orgoglio turco ha comportato la cruenta repressione delle aspirazioni autonomistiche di ogni minoranza, in particolare di quelle curde e armena vittima quest’ultima di un vero e proprio genocidio.

Ataturk, figlio dell’esercito, ne esalta il ruolo di garante e di arbitro, tutto sommato secondo quanto avveniva con i giannizzeri. Nei momenti di incertezza o di debolezza della classe politica, l’esercito si è sostituito a quest’ultima attraverso striscianti colpi di stato. Un tentativo andato fallito, si è recentemente consumato anche nei confronti dell’attuale presidente Erdogan, che ne ha successivamente decapitato i vertici, sostituendoli con seconde leve a lui fedeli. Con la sua figura e con l’appoggio dei partiti più conservatori viene

inaugurata una politica neotradizionalista e di ritrovato ruolo della Turchia nello scacchiere internazionale, con malcelate aspirazioni neo-imperiali.

Conclusioni

All’interno di quella che era la cornice territoriale dell’ex Impero Califfale Ottomano prendono forma oggi, diversi movimenti di riscoperta dei valori fondanti dell’Islam. Ed è particolarmente in quest’area che le guerre mondiali del XX secolo e gli appetiti coloniali, hanno prodotto quelle ferite le cui conseguenze sono di così drammatica attualità. La dissoluzione violenta della ex Iugoslavia e la conseguente tragedia bosniaca, il rinascente terrorismo di matrice religiosa nel Medio-oriente ed il conflitto israelo-palestinese, sono fenomeni che affondano le loro radici in questi territori divenuti poi stati nazionali, dividendo etnie e tradizioni religiose, secondo uno schema voluto dalle ex potenze coloniali, in primis Gran Bretagna e Francia.

  1. Califfo, derivato dal termine arabo Khalifa che significa successore-sostituto, vicario-luogotenente. Sicuramente con tali termini si è inteso considerare il Califfo, capo dello stato e non sostituto in termini religiosi o di profezia. L’espressione “Califfo di Dio” che s’incontra non di rado, va intesa nel senso di califfo legittimo, voluto da Dio.
  2. La successione al trono, non avveniva per primogenitura, ma attraverso un vero e proprio scontro militare tra fratelli. Chi risultava vincitore, diventava il nuovo Sultano eliminando fisicamente i fratelli e i loro discendenti.
  3. Il primo febbraio 1935 viene trasformata in museo. Il dieci luglio 2020 il Presidente Erdogan, la riconverte nuovamente in moschea. Corsi e ricorsi storici, riportare Santa Sofia a moschea, appare quasi una sfida. Il primo passo per un ritrovato ruolo primario nel mondo islamico e di sfida all’Occidente.
  4. Uno di questi giovani contadini rapiti divenne uno dei più potenti visir con il nome di Mehemt Pascià Sokolovic sotto il regno di Suleyman I (Solimano il Magnifico definito “L’ombra di Dio sulla terra”) e del suo predecessore. Originario di Sokolovici, in Bosnia, dove era nato nei primi anni del XVI secolo, la sua famiglia apparteneva alla piccola nobiltà contadina. Aveva intrapreso gli studi ecclesiastici, quando il devsirme lo reclutò. Il padre e lo zio,un monaco, avevano cercato invano di corrompere il collettore offrendogli una grossa somma di denaro per sottrarlo alla leva. Salì rapidamente tutti i gradi della gerarchia fino al titolo di gran ciambellano. Partecipò a quasi tutte le campagne militari di Solimano che divenuto sultano gli lasciò praticamente il controllo del governo dell’impero. Estremamente ricco, si diceva tuttavia che osteggiasse la corruzione che allignava negli alti gradi dell’amministrazione. Morì pugnalato nel 1579 da un uomo mascherato da derviscio al quale aveva tolto il timar. André Clot: Solimano il Magnifico pag 332. La storia di questo visir, tra leggenda e realtà, la ritroviamo nel bellissimo romanzo Il Ponte sulla Drina dello scrittore serbo- bosniaco Ivo Andric (Nobel della letteratura nel 1961), uno spaccato lungo il corso dei secoli, della difficile convivenza tra le diverse etnie della Bosnia, ambientato nella piccola città di Visegrad sul fiume Drina .
  5. I primi 4 Califfi dopo la morte di Muhammad. In ordine: Abu Bakr, Omar, Othman, Alì.

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