L’incontro tra mondo occidentale e mondo islamico: scontro di civiltà?

Di Saida Hamouyehy*

Oggi possiamo parlare di scontro di civiltà tra mondo occidentale e mondo islamico? Partiamo innanzitutto dalla definizione di civiltà[1]: “[dal lat. civilĭtas –atis, der. di civilis «civile»]. 1. La forma particolare con cui si manifesta la vita materiale, sociale e spirituale d’un popolo– sia in tutta la durata della sua esistenza sia in un particolare periodo della sua evoluzione storica – o anche la vita di un’età, di un’epoca. Sotto l’aspetto storico e etnologico, il termine è riferito non soltanto ai popoli socialmente più evoluti della storia lontana o recente ma anche ai popoli primitivi o meno evoluti. 2. Nell’uso comune e più tradizionale, è spesso sinonimo di progresso, in opposizione a barbarie, per indicare da un lato l’insieme delle conquiste dell’uomo sulla natura, dall’altro un certo grado di perfezione nell’ordinamento sociale, nelle istituzioni, in tutto ciò che, nella vita di un popolo o di una società, è suscettibile di miglioramento.”

Secondo la definizione di “civiltà” data da Samuel P. Huntington: “Differences among civilizations are not only real; they are basic. Civilizations are differentiated from each other by history, language, culture, tradition and, most important, religion.”[2] Per cui, secondo Huntington la religione è un fattore divisivo rilevante quando si tratta di definire le varie civiltà.

Le relazioni tra mondo occidentale e mondo islamico sono caratterizzate da incontri culturali lungo millequattrocento anni di storia e le due realtà hanno costruito la propria identità in opposizione all’altra parte: secondo lo storico belga Henri Pirenne, l’Europa si sarebbe pensata come “Europa cristiana” in funzione del suo confronto col mondo islamico; e dall’altra parte anche i paesi a maggioranza islamica negli ultimi decenni avrebbero costituito la propria identità in ragione dell’opposizione all’Occidente.[3]

L’Occidente, dal Quattrocento in poi, è andato costruendosi una propria cultura occidentale, coincidente in linea di massima con la cultura dei paesi dell’Europa dell’Ovest, basata sulla tradizione ellenica. Spesso però l’Occidente dimentica che questa eredità classica gli è giunta attraverso le traduzioni in arabo e ai continui scambi culturali tra Oriente e Occidente. La cultura islamica è stata dunque un ponte tra Oriente ed Occidente, ma anche tra antichità e modernità.[4]

A partire dagli albori dell’Islam fino al XV Secolo, il mondo occidentale e il mondo arabo-islamico hanno avuto la prima fase di confronti diretti e indiretti attraverso relazioni diplomatiche, alleanze, scambi commerciali, ma anche scontri militari, conquiste da parte dei musulmani di territori europei, crociate per riconquistare Gerusalemme, e poi la Reconquista spagnola della penisola iberica nel 1492 e la cacciata dei musulmani spagnoli.

Tuttavia, non sono stati pochi gli incontri positivi nella storia: alcuni esempi sono l’elefante bianco inviato dal califfo di Baghdad Harun ar-Rachid a Carlo Magno e l’islamofilia di Federico II, re di Sicilia e imperatore del Sacro Romano Impero.[5]

Tra il XIV e XVIII Secolo i rapporti tra i due mondi si spostarono a favore della nuova egemonia ottomano-islamica a discapito delle dinastie arabe. In questi secoli l’Europa era lacerata dalle guerre di religione tra cattolici e protestanti e spostava il proprio interesse verso il Nuovo Mondo da conquistare, ponendo poco interesse nei rapporti con i paesi islamici.

Con la caduta e la conquista di Costantinopoli nel 1453 da parte dell’Impero ottomano e la fine dell’Impero Romano d’Oriente, il Papa Nicola V, dopo aver tentato di lanciare una nuova crociata per scongiurare che il nemico ottomano potesse conquistare l’Europa, e non trovando consensi, adottò una nuova strategia, non più militare ma accademica: promosse una nuova traduzione del Corano e di altre opere islamiche per permettere una migliore conoscenza dell’Islam da parte di teologi e missionari al fine di contraddire il credo e promuovere le conversioni al Cattolicesimo.[6]

Lo choc culturale arrivò tra il XIX e il XX Secolo, quando cominciò la colonizzazione dei paesi a maggioranza islamica, del Nord Africa e del Medioriente, e successivamente dopo la Prima Guerra Mondiale e il crollo dell’Impero ottomano, spartito tra le potenze occidentali, ossia tra Inghilterra, Francia, Olanda, Spagna e Italia, e le successive lotte per l’indipendenza, con il mescolamento delle popolazioni occidentali con quelle a maggioranza islamica. Se nel 1914 si stimava che nella Francia metropolitana la presenza di algerini fosse tra 4.000 e 5.000 unità, con la Grande Guerra cominciò a crescere il numero dei musulmani con la mobilitazione di soldati dalle colonie francesi: 170 mila algerini e 135 mila marocchini; altri 130 mila musulmani furono reclutati come lavoratori per sostituire i francesi partiti per la guerra.[7]

L’attuale presenza islamica in Europa è legata principalmente all’immigrazione che ha investito il continente dal Secondo dopoguerra per quanto riguarda i paesi del Centro-Nord Europa, mentre il fenomeno si è diffuso nei paesi dell’Europa meridionale solo negli ultimi decenni del XX Secolo. Nella cornice della globalizzazione il fenomeno migratorio è cambiato e ha portato nuove sfide a cui i paesi occidentali non erano affatto preparati e di conseguenza hanno dovuto reinventare nuove politiche sociali di coesione tra le diverse etnie nella propria società.

Negli anni Sessanta, attraverso la stipula di accordi bilaterali, cominciarono i grandi flussi dal Marocco, dalla Turchia e successivamente dall’Africa sub-sahariana, in quanto l’emigrazione dall’Europa del Sud non copriva più il fabbisogno di manodopera dell’Europa settentrionale. Così i paesi europei cominciarono ad aprire le proprie frontiere all’immigrazione dai paesi a maggioranza islamica, senza preoccuparsi delle conseguenze future.[8]

Se nel passato coloniale i rapporti tra mondo occidentale e mondo islamico erano intrecciati ma ben divisi, oggi queste due realtà sono inglobate negli stessi processi comuni portati dalla globalizzazione: troviamo quindi in Europa molti cittadini, a tutti gli effetti europei o immigrati da tanti anni che sono in fase di acquisizione della cittadinanza, che sono musulmani e vivono all’interno della società occidentale.

Gli eventi storici che hanno sconvolto i fragili rapporti tra mondo occidentale e mondo islamico, in particolare gli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001 alle Twin Towers e al Pentagono, la guerra in Afghanistan e in Iraq, e gli attacchi dell’Isis, costrinsero le due realtà a riconsiderare le relazioni reciproche. Dopo l’11 settembre, e gli eventi successivi, ciò che era una sfida ostica, ossia un’auspicabile convivenza tra mondo occidentale e mondo islamico, si è trasformato nell’immaginario collettivo in una forte minaccia all’identità europea e in generale occidentale, basata sulla cultura giudaico-cristiana che trae le sue fondamenta dalla tradizione greca.

Questa particolare data segna un momento di spartiacque nella storia mondiale e acuisce paure e violenza, aprendo di conseguenza una discussione senza fine sulla “impossibilità” di dialogo tra Islam e mondo occidentale. La domanda che ci si è posti in seguito è se l’Islam fosse o meno compatibile con i valori delle società occidentali.

A seguito degli attacchi terroristici che hanno inaugurato il XXI secolo, il termine “fondamentalismo” ha assunto per antonomasia il significato di “estremismo/terrorismo islamico”, facendo di conseguenza pensare a priori a massacri e a sanguinari kamikaze di fede islamica.

L’immagine monolitica che l’Occidente ha dell’Islam è frutto della proiezione di un approccio orientalistico che in passato lo studio di questa religione ha adottato. Troppo spesso si mette a confronto le due entità prese in considerazione, Islam e Occidente, come due blocchi che non possono entrare in dialogo ma che sarebbero alternativi.

Tuttavia, oggi l’Islam non è più un mondo a sé lontano dall’Occidente, esso si trova al suo interno come un’entità locale che assume proprie caratteristiche nella cornice europea: “La frontiera tra i due mondi si è spostata: anzi, non c’è più. Non si può più parlare solo di rapporti tra islam e Occidente: l’islam è in Occidente. È storia di oggi.”[9]

Il processo di insediamento dell’Islam in Occidente nasce migrante e si stabilizza in una situazione di minoranza, che tuttavia è estremamente attiva nella società, grazie alla presenza di opportunità culturali in crescita e di realtà di associazionismo locale.

La modernità contemporanea, veicolata attraverso la tecnologia e i sistemi economici e politici, ha assunto diverse connotazioni nel mondo occidentale e in quello orientale. La modernità ha investito anche il mondo islamico, non più estraneo alla modernizzazione occidentale, e a seconda della società il rapporto con la modernità prende connotazioni differenziate.[10]

La secolarizzazione in Occidente ha relegato l’esperienza religiosa nella sfera del privato, ma a seguito dei flussi migratori nel continente europeo e della globalizzazione, la stabilizzazione della presenza delle famiglie ricongiunte che si identificano nella tradizione islamica, e la loro crescente visibilità negli spazi pubblici, dalle scuole, al mondo del lavoro e della politica, ha costretto la coscienza collettiva a prendere atto di questo fenomeno, che negli anni ha portato diverse problematiche sociologiche e culturali.

È importante studiare e analizzare l’Islam in Europa perché attualmente nel Vecchio Continente vivono più di 25 milioni di musulmani[11] e in diversi Stati europei esso rappresenta la seconda religione del paese per numero di credenti.[12] Di conseguenza, urge riflettere sulla questione fondamentale della compatibilità o incompatibilità dell’Islam con i valori delle società occidentali.

Il fenomeno migratorio ha evidenziato l’impreparazione dell’Europa, e in particolare dell’Italia, di fronte a questo fenomeno: l’Italia, che fino a pochi decenni fa era paese di forte emigrazione, ha conosciuto un aumento esponenziale dell’immigrazione che ha causato uno choc culturale nei cittadini italiani, ritrovatisi improvvisamente a vivere la quotidianità a fianco del “diverso”, sia a livello etnico e culturale che religioso.

La realtà dell’Islam europeo è molto varia dal punto di vista etnico e culturale, religioso e linguistico. Oggi si parla di Islam “Francese”, “Inglese”, “Italiano”, ecc., poiché, in base al paese in cui si stabilisce la comunità islamica, essa acquista caratteristiche culturali e relazionali con le istituzioni locali differenti.

Secondo uno studio del 2007 promosso dal Dipartimento tematico delle Politiche strutturali e di coesione del Parlamento Europeo, “L’Islam nell’Unione Europea: che cosa ci riserva il futuro?”[13], a cura di Felice Dassetto, i musulmani europei aspirano ad ottenere lo stesso status giuridico concesso alle altre religioni riconosciute dagli stati, ma in molti casi sono costretti ad affrontare un maggiore disagio dovuto alla paura per la radicalizzazione dell’Islam europeo.

Poiché l’Islam si sta trasformando, all’interno del Vecchio Continente, da religione di immigrazione a parte integrante della realtà europea, è necessario, secondo gli autori del suddetto studio, che questo processo di trasformazione sia accompagnato da un iter giuridico appropriato che consenta alle comunità islamiche di integrarsi pienamente nel modello europeo del rapporto Stato-religioni, altrimenti, in mancanza di organizzazioni rappresentative delle comunità islamiche, si rischia di relegarle ai margini delle relazioni tra lo Stato e le singole confessioni.

Qualche studioso si azzarda a parlare di “conflitto di culture” per esprimere il disagio a livello socio-antropologico che una convivenza forzata può comportare negli attori coinvolti. Addirittura, si arriva a presagire uno “scontro di civiltà”, riprendendo l’opera di Samuel P. Huntington, tra il mondo occidentale e quello islamico, che arriverebbe a coalizzarsi con la civiltà confuciana, ossia con la Cina, per far fronte comune contro l’Occidente.

I sociologi che studiano queste realtà fanno notare che la mancanza di un percorso inclusivo e la marginalizzazione della fascia di popolazione musulmana nel futuro potrebbe comportare vari problemi sociali.[14] La scuola costituisce un importante luogo di inclusione dei ragazzi con background migratorio; oltre all’ostacolo linguistico, la differenza culturale e la percezione che l’Occidente ha dell’Islam possono portare alcune criticità e comportare conflitti sociali. Un approccio educativo di successo potrebbe aiutare i giovani musulmani a realizzare un’inedita sintesi tra la loro cultura di origine e quella della società di residenza.[15]

Le generazioni nate dall’immigrazione nel contesto europeo costituiscono una sfida per la coesione sociale ma anche un fattore che porta trasformazione nella società di accoglienza. Infatti, una componente importante della presenza dell’Islam in Europa è la categoria delle cosiddette “nuove generazioni”: giovani di origine straniera a cui è stata trasmessa la fede islamica dai loro genitori, che costituiscono la prima generazione. È necessario tenere presente che in alcune società europee la componente islamica ha raggiunto la seconda e in alcuni casi anche la quarta o quinta generazione. Ancora oggi troppo spesso vengono inseriti nella categoria degli “immigrati”, quando in molti casi sono ragazzi nati e/o cresciuti in Europa che non conoscono il paese di origine dei loro genitori.

Secondo il sociologo Stefano Allievi, parlare di “giovani musulmani d’Europa” ha senso in quanto l’Islam dei figli si differenzia fortemente da quello dei genitori: se la prima generazione intraprende il viaggio migratorio con intenti provvisori e persevera a vivere nel “mito del ritorno” nella madrepatria, le generazioni successive vivono e socializzano in un contesto non islamico, che pur tuttavia diventa il loro sistema di significati di riferimento.[16] Per i giovani musulmani vivere in un contesto non islamico è una sfida importante e la loro riscoperta della pratica religiosa in alcuni casi si declina come una ridefinizione individuale e collettiva dell’esperienza religiosa, a differenza dei loro genitori che spesso occultano ogni riferimento alla religione islamica per mimetismo e spirito di laicità.[17]

I giovani musulmani che nascono e crescono in Europa devono affrontare maggiori sfide rispetto ai loro coetanei che seguono altre religioni, considerate più occidentali o più occidentalizzabili rispetto all’Islam. E questo fatto porta i giovani musulmani a vedere la propria immagine, perpetuata nei luoghi educativi, nei mass media e nella politica, come una realtà distorta di sé.[18]

Sfide importanti e difficili sono vissute anche dalle coppie miste nei Paesi europei, dove i tassi di mixité culturale e religiosa sono in aumento.[19] Il matrimonio misto che vede da una parte un coniuge musulmano e dall’altra un occidentale suscita un’attenzione quasi morbosa della stampa e delle realtà religiose, che mettono in guardia da tale fenomeno.[20] Vi è una percezione in negativo sia da parte islamica che dal polo occidentale, e tale fattore tradisce una paura di fondo in ambo le realtà, spiegabile soprattutto con i pregiudizi e la paura di contaminare il proprio patrimonio religioso.[21]

Tuttavia, quando questi matrimoni hanno successo, si assiste alla valorizzazione della bi-religiosità e bi-etnicità all’interno della coppia, che sono spesso il risultato di compromessi nella vita quotidiana.[22]

In conclusione, la compatibilità o incompatibilità dell’Islam con i valori delle società occidentali dipende dalla capacità delle comunità islamiche di integrarsi e sentirsi parte di esse, ma anche dalle risposte sociali e politiche che le società occidentali riusciranno a sviluppare per valorizzare la propria componente islamica. In particolare, il futuro dell’Islam europeo dipende soprattutto dalle nuove generazioni di cittadini europei di fede islamica, che dovranno imparare a creare la propria identità distaccandosi dalle declinazioni culturali importate dalle prime generazioni di immigrati dai paesi di origine.

* Saida Hamouyehy, nata in Marocco e cresciuta in Italia, è laureata in Lingue e Letterature Straniere e in Relazioni Internazionali. Ha lavorato come mediatrice interculturale e ora si occupa di comunicazione nel settore alberghiero. Adora scrivere poesie e racconti: le sue poesie sono pubblicate nelle antologie di alcuni concorsi poetici, come per esempio il Concorso Guido Zucchi di Bologna. Inoltre, nel 2019 un suo racconto è stato pubblicato nell’antologia di Lingua Madre, e nel 2020 un altro racconto è presente nel volume Metamorfosi del progetto Words4Link, finanziato da fondi del Ministero dell’Interno.

  1. Treccani, https://www.treccani.it/vocabolario/civilta/
  2. “Le differenze tra le civiltà non sono solo reali; esse sono basilari. Le civiltà si differenziano tra loro attraverso storia, linguaggio, cultura, tradizione e, più importante, religione.”
  3. Dassetto F., L’incontro complesso. Mondi occidentali e mondi islamici, Città Aperta Edizioni, Troina, 2004, p. 8
  4. Ivi, p. 138
  5. Ivi, p. 29
  6. Ivi, p. 31
  7. Godard B., Taussig S., Les musulmans en France: Courants, Institutions, Communautés, un état des lieux, Parigi, Éditions Robert Laffont, 2007, p. 20
  8. Dassetto F., Ferrari S., Maréchal B. (a cura di), L’Islam nell’Unione Europea: che cosa ci riserva il futuro?, 2007, p. 1
  9. Allievi S., Musulmani d’Occidente. Tendenze dell’islam europeo, Roma, Carocci, 2002, p. 30
  10. Dassetto F., L’incontro complesso. Mondi occidentali e mondi islamici, Città Aperta Edizioni, Troina,2004, p. 12-13
  11. Ciocca F., L’Islam italiano. Un’indagine tra religione, identità e islamofobia, Milano, Meltemi Editore, 2019, p. 115
  12. Ivi, p. 15
  13. Dassetto F., Ferrari S., Maréchal B., 2007, p. III-V
  14. Ciocca F., La Presenza Musulmana in Italia: criticità e potenzialità, Roma, Tawasul Europe, 2018, p. 23
  15. Cuciniello A., “Scuola e Islam: l’Islam a scuola”, in Democrazie e Sicurezza anno VII, n. 2, 2017, p. 192
  16. Ivi, 2002, p. 70
  17. Ivi, p. 53
  18. Allievi S., 2002, p. 81-82
  19. Ivi, p. 87
  20. Ivi, p. 94
  21. Ivi, p. 95
  22. Ivi, p. 102

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