Leggendo “Islam tra Oriente e Occidente” di Alija Izetbegović: un europeo alla ricerca dello spazio dell’Islam

Di Abdelhakim Bouchraa

 

*Titolo del libro: Alija Izetbegović, Islam Between East and West, American Trust Publications, 1993 (ristampa del 2012), Stati Uniti d’America.

A cura di Abdelhakim Bouchraa, dottore in Giurisprudenza, studente nel MA “Islam in Europe” presso la facoltà di Studi Islamici dell’Università di Sarajevo, ha partecipato alle “lezioni aperte di globalizzazione: colonialismi, colonialità, decolonizzazione” nell’incontro “Islam, modernità e società globale” tenutosi all’Università di Parma nell’aprile 2021.

 

Introduzione

“Nonostante sia da Oriente che il sole sorge, / mostrandosi sicuro di sè e splendente, / senza velo, brucia e arde di un fuoco interiore / solamente quando fugge dalle catene dell’Oriente e dell’Occidente. / Ebbro dello splendore che s’innalza dal suo Oriente / tanto che potrebbe assoggettare tutti gli orizzonti con la sua padronanza, / la sua natura è pura sia rispetto all’Oriente che all’Occidente, / anche se in origine, è vero, è un Orientale[1]”.

Muhammad Iqbal, Javid Nāma.

 

Questi sono i versi che Alija Izetbegović ha scelto di porre in apertura del libro “Islam tra Oriente e Occidente”. Si tratta di una scelta che esprime fin da subito l’orizzonte dell’opera che ci apprestiamo ad analizzare: ciò che emerge dalle pagine scritte da Izetbegović è infatti lo sforzo intellettuale di un europeo di fede musulmana teso a identificare la natura e la posizione dell’Islam nel mondo presente, tra Est e Ovest.

Alija Izetbegović (Bosanski Šamac, 1925 – 2003, Sarajevo) è stato un intellettuale bosniaco, un avvocato, uno dei principali fondatori del Partito di Azione Democratica (SDA) e il primo Presidente della Bosnia ed Erzegovina.

Per quanto attiene all’attività intellettuale di Izetbegović, “Islam tra Oriente e Occidente” rappresenta il suo libro più importante[2]. Ho deciso di sviluppare l’analisi che segue per due ragioni – che richiamerò a breve – nonostante il libro risulti essere in parte superato in ragione dei cambiamenti storici e scientifici intervenuti dopo la sua pubblicazione.

“Islam tra Oriente e Occidente” viene pubblicato per la prima volta, in lingua inglese, nel 1984 negli Stati Uniti d’America[3], e poi in serbo-croato nel 1988 a Belgrado (con titolo originale: Islam između Istoka i Zapada)[4]. Si tratta di uno scritto che è stato elaborato e ha preso forma in un arco di tempo che va dagli anni ’40 e arriva fino agli inizi degli anni ’80[5], in quel contesto complesso del regime della Jugoslavia socialista, sullo sfondo della divisione del mondo in due blocchi politici e ideologici dominanti.

La prima ragione che rende interessante leggere, ancora oggi, “Islam tra Oriente e Occidente”, è che molte delle domande a cui l’autore cerca di rispondere continuano a essere poste ai cuori e alle menti dei musulmani, a Est come a Ovest. Il libro apre dunque una “finestra” su quelle che sono alcune delle preoccupazioni alla base delle tensioni che attraversano il mondo islamico. L’opera si inserisce in tal senso a pieno titolo nella letteratura del pensiero islamico riformista/modernista del ‘900, trend intellettuale che ha avuto un’influenza importante su Izetbegović sin a partire dal periodo giovanile della sua vita[6].

La seconda ragione d’interesse per lo scritto in esame è che in esso l’autore affronta i problemi e le vie d’uscita dalla crisi del mondo islamico con il punto di vista di un europeo di fede musulmana: un indice di quanto si afferma è che le fonti a cui Izetbegović attinge e che richiama nel suo libro sono per la maggior parte proprie della cultura europea/occidentale o comunque non sono strettamente islamiche.

Con il presente articolo si intende, dunque, richiamare gli elementi dell’opera “Islam tra Oriente e Occidente” che conducono a leggerla quale sforzo di un europeo, di fede musulmana, di definizione di un “concetto islamico di presente[7]”.

 

Tra Est e Ovest ma anche altrove: il ruolo dell’Islam come sintetizzatore

Diciannove anni dopo la pubblicazione di “Islam tra Oriente e Occidente”, Izetbegović ricorderà nella sua autobiografia: “Il mio scopo con quel libro è stato prendere in considerare il posto dell’Islam nel presente mondo delle idee e degli avvenimenti. Ho ritenuto che esso si trovi da qualche parte tra il pensiero orientale e quello occidentale, proprio come la posizione geografica del mondo islamico occupa lo spazio nel globo tra Oriente e Occidente[8]”.

Con “Islam tra Oriente e Occidente” l’autore cerca di realizzare diverse finalità, tra le quali la più importante è quella di identificare lo spazio dell’Islam nel mondo delle idee dominanti e, di conseguenza, di definire il ruolo che i musulmani possono impersonare nell’epoca contemporanea. Al tempo in cui riempiva d’inchiostro le pagine del libro, agli occhi dell’autore sembrava che la divisione in blocchi del mondo tra Occidente liberale-cristiano e Oriente socialista-materialista sarebbe durata ancora a lungo[9]. In tale contesto Izetbegović riteneva che l’unica vera alternativa alla contrapposizione tra Oriente e Occidente fosse l’Islam. O meglio l’Islam così come da lui definito e concepito.

Com’è stato affermato nell’introduzione al presente saggio, “Islam tra Oriente e Occidente” si inserisce a pieno nella letteratura del riformismo islamico novecentesco. Izetbegović vuole dimostrare, infatti, che “l’Islam è la soluzione”, “l’Islam è la via mediana”, “l’Islam è più che una religione”, “l’Islam è l’alternativa”[10].

L’opera è suddivisa in due parti, la prima si sviluppa attraverso un’analisi che utilizza come metodo di ricerca il dualismo funzionale[11]: due sono i poli che vengono messi a confronto e posti in contrapposizione, essenzializzandoli: da un lato l’Occidente che viene identificato come i paesi liberali, che ha culturalmente alla sua radice la religione in senso puro nella quale si esprime la dimensione dello spirito umano individuale, così come la libertà, il senso di alterità rispetto alla natura; dall’altro l’Oriente che viene identificato come il mondo socialista-comunista, in cui il materialismo, la dimensione collettiva, l’indottrinamento, l’organizzazione sistematica della società, la fede nell’utopia, e l’idea di progresso dominano[12].

La seconda parte del libro è dedicata alla definizione di Islam quale “unità bipolare”: l’Islam sarebbe la somma di elementi propri della religione in senso puro (il Cristianesimo, che guarda al Regno dei Cieli) e del materialismo socialista (alla cui base Izetbegović intravede l’Ebraismo e la sua ricerca della Terra Promessa terrena). Non si tratta però di una mera operazione aritmetica: l’Islam, secondo l’autore, sintetizzando i poli opposti, ne supera le contraddizioni apparentemente inconciliabili: anima e corpo allora potranno muoversi nella stessa direzione, ad esempio, nelle cinque preghiere quotidiane: il fedele in esse deve necessariamente purificarsi esteriormente e non solo interiormente, e vive la spiritualità individualmente ma nella dimensione sociale della moschea; la cultura – che Izetbegović considera come essenzialmente immutabile – potrà essere la base per ergere lo sviluppo di una civiltà; il dramma dell’individuo umano non si scontrerà più con la ricerca della perfezione di una città ideale; l’arte e la scienza non saranno più portatrici di verità tra loro inconciliabili.

L’Islam è dunque l’unica via che può realmente abbracciare l’essere umano nella sua interezza, quale creatura che non è composta solo di spirito ma parimenti anche di materia[13]. L’elaborazione a cui l’autore approda può essere letta come un’originale definizione del principio cardine attorno cui ruota l’Islam, ovvero il Tawhid (l’unicità di Dio)[14].

Izetbegović giunge alle sue conclusioni attraverso un approccio non rivoluzionario, ma costruttivo: “ho cercato di mostrare che alcune idee generali e alcuni valori sono comuni a tutta l’umanità[15]. Tale è il risultato a cui l’autore approda nonostante definisca l’Islam a tratti in modo semplificato, ideologico e riduzionistico. Possiamo affermare che probabilmente questo approccio, più aperto di quello di alcuni degli altri riformisti/modernisti musulmani[16], sia stato determinato dall’appartenenza a una terra, la Bosnia, storicamente a confine tra mondi diversi. Un indizio di ciò lo rinveniamo nelle parole pronunciate in una conferenza tenuta dall’autore all’università di Oxford “Ho deciso di parlare a proposito del mio paese, la Bosnia ed Erzegovina. Si tratta di un tema impegnativo, ciò in ragione del fatto che parlare di Bosnia ed Erzegovina significa parlare di due mondi – Oriente e Occidente – e a proposito dei loro incontri, che sono stati sia fecondi che distruttivi[17]”.

 

Un’opera scritta in Occidente che guarda a Oriente

“Islam tra Oriente e Occidente” è senza dubbio un prodotto intellettuale di un europeo: la stragrande maggioranza dei riferimenti che l’autore richiama appartengono infatti alla filosofia, letteratura, arte, storia e scienza d’Occidente e del mondo socialista. Premettendo che Izetbegović non era un teologo e non conosceva l’arabo[18], è significativo notare che, provando a scorrere l’indice analitico- alfabetico del libro, le voci citate appartenenti alla tradizione islamica siano una parte numericamente non rilevante[19]. La scelta è stata probabilmente influenzata anche dall’approccio modernista islamico, che provava sfiducia nei confronti della tradizione e dei suoi esponenti viventi, e il quale sosteneva lo studio autodidatta degli intellettuali e il ritorno alle fonti originarie[20].

Che il libro sia stato scritto da un musulmano di cultura europea si riflette anche nel linguaggio scelto e nella sensibilità che viene espressa dall’autore. Izetbegović, ad esempio, non esita a richiamare la bellezza della cappella Sistina e gli affreschi di Michelangelo quale simbolo dell’espressione di quella verità dell’anima umana, la quale vive come estranea rispetto alla natura[21]. Appare significativo anche come il libro sia stato pubblicato per la prima volta in lingua inglese, negli Stati Uniti, e solo quattro anni dopo in serbo-croato (in seguito è stata realizzata anche una traduzione in arabo). In questo senso libro sembra essere indirizzato fin dall’origine a un pubblico sia orientale che occidentale, ma a partire dal secondo.

In “Islam tra Oriente e Occidente” l’uomo è sempre al centro: l’opera si può leggere dunque anche come una profonda riflessione sulla condizione umana in quanto tale, e sul senso di questo dramma di cui ogni individuo ha esperienza nella sua vita. Sul punto emerge un’influenza della filosofia esistenzialista[22]: scorrendo l’indice analitico-alfabetico del libro si incontrano, tra i vari esponenti dell’esistenzialismo: Albert Camus, Jean-Paul Sartre, Karl Jaspers e Martin Heidegger.

L’appartenenza dell’autore al mondo europeo emerge frequentemente e si riporterà qui un ultimo esempio. Quando Izetbegović vuole indicare i più importanti esponenti della poesia nella storia, afferma: “La poesia è in principio una questione di cuore, ma i più grandi poeti – Omero, Firdausi, Dante, Shakespeare, Goethe – hanno combinato nelle loro poesie ragione e sentimenti, scienza e bellezza[23].

 

Conclusioni

“Islam tra Oriente e Occidente” è, in base a quanto è emerso nella presente breve analisi, un’opera d’interesse in quanto rappresenta il più celebre testo scritto da un esponente europeo del riformismo islamico. Nonostante i profondi mutamenti mondiali che sono nel frattempo avvenuti nei quasi quattro decenni che ci separano dalla prima pubblicazione del libro, le domande a cui Izetbegović cerca di rispondere continuano a interrogare i musulmani in tutto il mondo: quale ruolo devono ricoprire nella contemporaneità? Come possono uscire dall’epoca di stagnazione in cui si trovano imprigionati? Ma nell’opera non vi è solo questo: i quesiti di fondo che propone l’autore, i quali vengono espressi con un respiro universale tipicamente europeo – la ricerca del senso dell’esistenza, il rapporto con la natura, la sfida posta dal dramma che vive il singolo essere umano nelle trame della vita – continuano e continueranno sempre a rinnovarsi, non solo a Oriente ma anche ad Occidente.

 

  1. La traduzione delle citazioni richiamate nella presente recensione sono state realizzate, a partire dalla lingua inglese, da chi scrive.
  2. Le altre principali opere di Izetbegović, tradotte in lingua inglese, sono: The Islamic Declaration (ripubblicato nel 1990), Izetbegović of Bosnia and Herzegovina: Notes from Prison – 1983-1988 (2001), InescapableQuestions: Autobiographical Notes (2003).
  3. Izetbegović Alija, Inescapable Questions – Autobiographical Notes, The Islamic Foundation, p. 26, Leicester (UK), 2003.
  4. Karić Enes, Islam in Islam Between East and West, Journal of Intercultural and Religious Studies, p. 16, 2013.
  5. Ibid., op. cit., pp.13-18.
  6. Ibid., op. cit., pp.10-13.
  7. Con l’espressione “delineare un concetto islamico di presente” – la quale è stata probabilmente coniata da Nerkez Smailagić (1927-1987), un altro pensatore bosgnacco – si intende lo sforzo intellettuale proprio degli esponenti del riformismo islamico teso a definire il ruolo dell’Islam nel mondo contemporaneo. Vedi Karić Enes, Ibid., p.12.
  8. Izetbegović Alija, op. cit., p.26.
  9. Karić Enes, op. cit., p.8.
  10. Per approfondire il tema dell’Islam concepito come un’alternativa alle ideologie dominanti del Novecento, cfr. Campanini Massimo, L’alternativa islamica. Aperture e chiusure del radicalismo, Mondadori, Segrate (MI), 2012.
  11. Karić Enes, op. cit., p.10.
  12. Alla fine del libro è stata inserita un’appendice intitolata “tabella degli opposti”, in cui l’autore dispone su tre colonne tutti gli elementi che oppongono da un lato R (religione) e M (materialismo), e al centro si trova I (Islam)portatori dei suoi elementi di sintesi tra gli opposti. V. Izetbegović Alija, Islam Between East and West, p.293.
  13. “L’Islam non è solo una religione o uno stile di vita ma è primariamente il principio di organizzazione dell’universo. L’Islam esisteva prima dell’uomo ed è, come afferma il Corano, un principio attraverso il quale l’essere umano è stato creato. Dunque si può trovare un’armonia innata tra l’uomo e l’Islam o, come il libro la denomina, il “carattere umano” dell’Islam”, Izetbegović Alija, op. cit., pp.XVIII-XIX.
  14. Karić Enes, op. cit., p.28.
  15. Izebegovic Alija, Inescapable Questions – Autobiographical Notes, p.26.
  16. Vedasi ad esempio alcuni degli scritti di Sayyid Qutb pubblicati dopo il viaggio negli Stati Uniti.
  17. Izetbegović Alija, BOSNIA on the historical border, Oxford Center for Islamic Studies,
  18. Karić Enes, op. cit., p.29.
  19. Premettendo che l’indice analitico appare non essere stato aggiornato nell’edizione in nostro possesso (le pagine indicate a fianco dei riferimenti non corrispondono a quelle effettive), le figure più celebri della tradizione islamica richiamate sono: Abu Bakr (una volta), Abu Yusuf (una volta), Averroé (una volta), Ar-Rashid Haroun (una volta), Az-Zarqali Ibrahim (una volta), al-Ghazali Muhammad (due volte), Ibn Bajjah (una volta), Iqbal Muhammad (una volta), Khayyam Omer (una volta), ibn Mas’ud Abdullah (una volta), il Profeta Muhammad (14 volte), Qutb Sayyid (una volta), Smailagić Nerkez (una volta). Non conteggiando l’utilizzo del termine “Islam” perché non risulta essere una fonte a sé stante, ed escludendo anche le voci “Mosé” e “Gesù” perché non esclusivamente islamiche, delle 428 voci richiamate nell’indice, dunque, solamente tredici si riferiscono esplicitamente a personalità celebri del mondo islamico.
  20. Karić Enes, op. cit., pp.31-32.
  21. Izetbegović Alija, Islam Between East and West, pp.6-7.
  22. Karić, op. cit., pp.37-38.
  23. Izetbegović, op. cit., p.228

 

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