“31 anni e una pandemia”. Capitolo 23: Contraddizioni

⏮️Vai al capitolo precedente

Vai al capitolo successivo⏭️

Giuseppe Turchi

31 anni e una pandemia

 

Parte III
“Perseverare”

23. Contraddizioni

Ottanta scuole chiuse, 1700 nuovi casi, ipotesi di estensione dell’emergenza sino a fine anno. Non è ben chiaro se sia in arrivo una seconda ondata, né se le nostre misure siano in grado di contenerla. Nonostante ciò siamo andati al voto per il referendum costituzionale e tutto si è svolto nel migliore dei modi. I volontari della Protezione Civile all’ingresso del seggio facevano sanificare le mani ed evitavano assembramenti. Noi scrutatori sanificavamo cabine e matite copiative. Gli elettori sono stati davvero responsabili. Funzionasse sempre così!

Fuori spira un vento forte. Il cielo è chiazzato di nuvole che lasciano filtrare la luce. La temperatura si è abbassata parecchio. È uno scenario che sembra quasi una contraddizione, proprio come l’attuale situazione: la gente vive una vita semi-normale, ma pur sempre con la preoccupazione di una nuova crisi all’orizzonte.

«Non sono portatore di sventura. Dimmi, piuttosto, perché hai le lacrime agli occhi.»

Vento tagliente. Ti risponderò così: sono lacrime contraddittorie.

Una rapida folata mi toglie il respiro per un attimo.

D’accordo, d’accordo. Mi spiego meglio. Credo che una parte di questi lacrimoni siano una reazione isterica. Dopo tre settimane di tormento, ho ottenuto un incarico presso il mio vecchio istituto superiore fino al 30 giugno.

«Mi stai dicendo che è gioia?»

Quasi. Nell’ultimo periodo ho accumulato una tensione e una frustrazione indicibili. Non sono nemmeno più uscito per passeggiare, tant’è che sto tornando bianco come un cadavere. Ricevere quell’incarico quando tutto sembrava perduto è stato catartico, un po’ come purgare via un grosso blocco che senti nel petto, o come sgonfiare un palloncino: soffri finché non sei completamente libero, poi provi un momento di pace. Il fatto di avere uno stipendio mi apre nuove possibilità. Prima di tutto un corso per una certificazione linguistica, che fa punteggio in graduatoria, dopodiché potrei investire una piccola parte in promozione per il libro. Se voglio ottenere risultati, è meglio che smetta di improvvisare.

«Quanta intraprendenza!»

Quando il contesto cambia in meglio ti fornisce una base da cui prendere quota verso nuove possibilità. Quando il contesto peggiora è facile che la mente gli collassi addosso.

«E l’altra parte delle lacrime da cosa dipende?»

Dalla commozione. Una mia ex allieva di Fidenza ha trovato il mio ultimo libro alla Feltrinelli e lo ha condiviso con entusiasmo sul suo profilo. Ha specificato pure il luogo, ti rendi conto? Come a dire “Ehi, guardate che si trova sugli scaffali, proprio qui!”. Ciliegina sulla torta: mi ha detto che si è iscritta a Filosofia, anche se vorrebbe perseguire la sua passione per le arti drammatiche.

«È stato catartico?»

Diamine, sì! Mi sono spesso lamentato del fatto che mi manca la percezione di essere efficiente. Che le mie azioni non sembrano mai conseguire dei risultati. Guarda lì, invece! In un mese e mezzo di supplenza sono riuscito a seminare un piccolo granello di curiosità, un ricordo positivo, uno stimolo. Cosa posso chiedere di più? Ho agito e la mia azione ha avuto un effetto nel mondo concreto, nella vita vissuta.

«È solo una persona su quanti alunni, un centinaio? Forse ti stai montando la testa.»

Macché! Mica penso di essere il prof. Keating de L’attimo fuggente. È la qualità della relazione quello che conta. La qualità del dialogo.

«Perbenismo. Daresti un rene pur di avere l’ammirazione dei tuoi ex alunni. Tu vuoi piacere a loro, perché se piaci loro la tua autostima ne guadagna.»

 Credi che non sappia imparare dagli errori? Trattare con i giovani, da giovane, non è facile. Potrebbero essere i tuoi fratelli minori o nipoti, ma non li tratterò mai più così finché sarò loro docente. D’altro canto, farò di tutto per trasmettere la conoscenza nel modo più divertente possibile. Farò loro tante domande, li terrò attivi, li farò partecipare. Non ho intenzione di renderli delle mummie che prendono appunti e ripetono la pappardella a memoria.

«Quindi accetteresti di essere dimenticato?»

Io desidero dare agli studenti gli strumenti utili per affrontare ciò che la vita riserverà loro. È un dono che non brama né fama né gratitudine.

«Però sei contento se ti vengono a cercare.»

Sei freddo, Vento, proprio come chi non sa che godere delle cose belle non è una colpa.

Vai al capitolo successivo: Silenzio

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.