“31 anni e una pandemia”. Capitolo 31: Fuoco di candela

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Giuseppe Turchi

31 anni e una pandemia

 

Parte III
“Perseverare”

31. Fuoco di candela

Fuori piove. Qualcuno sta sparando dei botti in barba ai divieti, ma dalla finestra non si vede nulla. C’è troppa foschia.

È il primo Capodanno che passo a scrivere da solo davanti a un PC. Pensandoci, ne ho passati di peggiori, come quando ero convalescente dopo l’ennesimo innesto di un fissatore Ilizarov. Quanto rodevo all’idea dei miei amici intenti a far festa chissà dove: loro a bere, ridere, sbaciucchiarsi, e io a ingoiare l’ennesimo antidolorifico!

Oggi non è poi così male. Dei cari amici mi hanno invitato a cena. Abbiamo mangiato gli ottimi tortelli agli asparagi e le golose lenticchie della sciura Mara, come la chiamo affettuosamente io. M’è piaciuto quel clima raccolto. Dopodiché sono rientrato per il coprifuoco.

Ho deciso di scrivere al lume di una candela all’aroma di pesca. La luce che s’irradia dallo stoppino riverbera l’arancione acceso della cera donando incredibile calore al legno della cassettiera che la sorregge. Basta poco per creare atmosfera.

«Ammetterai che sono più scenografica del tizzone d’incenso.»

Sembri quasi il lume della mia speranza.

«Mi pare che tu ti stia sforzando a essere apatico, come se volessi autoconvincerti che non t’importa di passare la nottata così.»

Perché dovrei farne un dramma?

«Perché hai sempre dato un gran valore al Capodanno.»

Già, ma in realtà non è mai cambiato granché. Un po’ come quando esprimi i desideri la sera di San Lorenzo.

«Vuoi fare un bilancio di questo 2020?»

Mi stacco un attimo dalla tastiera e prendo una bella agenda che ho utilizzato a mo’ di diario. Me l’ha regalata un’amica lo scorso Natale. Mi è piaciuta subito perché riporta tanti aforismi dei filosofi. Quello che si direbbe un regalo azzeccato.

Nelle righe dedicate a ogni giornata ho scritto un breve resoconto e messo un voto nell’angolo a destra. Non so bene perché mi sia venuta questa idea. Forse per darmi un impegno quotidiano, o per vedere se la mia percezione dell’esistenza coincide, di fatto, con quella vissuta giorno per giorno.

«Risultato?»

Ci sono tanti 6.

«È un bene, no?»

Il 6 è insipido. Significa che non ho avuto grandi turbamenti, ma nemmeno particolari soddisfazioni. I 6,5 saranno una decina. I voti dal 7 in su sono appena sei.

«Ho capito. Non ti basta.»

C’è una bella sfilza di 5 e poi il voto massimo, un 8, seguito a tre giorni di distanza dal voto minimo, un 3,5. Rapporti promettenti che si sono incrinati in un soffio. Come finale d’anno è stato un po’ desolante.

«Allora parlami dei voti migliori. A cosa sono dovuti?»

A l’aver realizzato qualcosa o all’aver passato delle serate a ridere in compagnia. Non pensavo. Tenere un diario è davvero un bell’esercizio di consapevolezza.

«Cosa senti di aver realizzato?»

Un contatto con la Natura, prima di tutto. Ho esplorato e superato i miei limiti nonostante i dolori. Poi c’è stato il progetto di beneficenza per la Croce Verde con la Consulta Giovanile. Abbiamo creato un libro di disegni e poesie dei bambini il cui ricavato sarà devoluto per intero. Non vedo l’ora di presentarlo al pubblico. Poi sono riuscito a mettere insieme più di 200 aforismi, sai? Stamperò un libretto per uso personale.

«E il libro su commissione?»

Ho scritto 120mila battute in venti giorni. Rispetterò abbondantemente i tempi di consegna. Ne sono molto contento.

«Per la miseria, hai scritto tantissimo! Accetteresti i miei complimenti, per una volta?»

Solo per questa volta. Ma ancora non so dove porterà tutto ciò. Puoi scrivere anche la nuova Divina Commedia, ma…

«Ora ascoltami con attenzione. La pandemia ha spento molte fiamme. Non parlo solo di vite, ma anche della forza di volontà, della voglia di fare. Tu sei riuscito a mantenere viva la tua fiamma. E non dire che è stata tutta fortuna. Quella ha giocato un ruolo, ma da sola non sarebbe bastata. La verità è che, per quanto tu abbia patito, hai un animo coriaceo. Ti sei conquistato il diritto di sperimentare. Hai insistito nell’immaginare progetti. Sei persino andato a vivere da solo! Nella tua fiammella io vedo resilienza.»

Condita d’ansia e pessimismo?

«Se avessero vinto loro, ti saresti lasciato trascinare dalla corrente, invece tieni ancora le mani sul timone.»

Ammetto che, come ragionamento, non fa una grinza.

«Mi prometti allora che continuerai a navigare anche se ci sarà il temporale? Anche se, nel passare tra gli scogli, graffierai la carena o perderai dei pezzi?»

Finché vi sarà una luce dentro e fuori di me, io navigherò.

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