“31 anni e una pandemia”. Capitolo 29: I Salti del diavolo

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Giuseppe Turchi

31 anni e una pandemia

 

Parte III
“Perseverare”

29. I Salti del diavolo

Natale libero, Natale vietato. Capodanno libero, Capodanno vietato.

La gente si riversa nei negozi al passaggio in zona gialla. Gli adolescenti non aspettano nemmeno quello e si danno appuntamento nelle piazze per riempirsi di botte. Al Pincio il ragazzotto più grande aveva quattordici anni.

Nel frattempo lo Stato prova ad attivare cashback e lotterie degli scontrini. Risposta dei commercianti: sconti a chi paga in contanti. La nuova app Io è andata in crash il primo giorno e di nuovo PornHub ha offerto la potenza dei propri server per aiutare la Pubblica Amministrazione.

PS: per 150 euro di cashback ci sono stati 6 milioni di download di Io in pochi giorni. Immuni ci ha messo mesi.

Oggi sono fuggito da questo delirio. Dopo giorni di freddo pungente e sole abbacchiato, il cielo sembra disegnato a pastello. Sono a Cassio, in Alta Val Baganza. I campi sono ancora ammantati di una bella neve pulita. La luce è quella che piace a me.

Dal bordo della strada guardo le guglie chiamate Salti del Diavolo. La roccia più grossa, a destra, sembra un grosso dente di squalo che affiora dal terreno.

Una leggenda racconta che su quei massi vi siano le orme di Lucifero, il quale secoli fa avrebbe tentato un eremita con del cibo e una fanciulla. Si narra che l’uomo rispose con l’imposizione di un crocifisso costringendo il diavolo a fuggire lungo la vallata. Le profonde venature che si vedono tuttora sulle rocce altro non sarebbero che i segni degli artigli del demonio.

«Vieni! Non vorrai stare a guardarci dalla banchina?»

Non conosco la strada.

«Trova una scusa migliore. Hai sempre voluto sapere cosa c’è qui sotto. Oggi è il momento di scoprirlo.»

Diavoli tentatori…

Adocchio una villetta nei pressi delle rocce e faccio una semplice connessione: se c’è una casa, ci sarà anche una strada. E, in effetti, la strada c’è. Noto subito che è piena di neve e io ho lasciato il mio fido bastone nel baule dell’auto. Per fortuna indosso degli scarponcini con una buona suola. Li ho comprati apposta per questi momenti.

«Allora?»

Il piede affonda almeno cinque centimetri.

«E allora?»

Lo sapete che ho le caviglie bloccate e le ginocchia lussate. Un passo falso e rischio di distruggermi le gambe. Ho paura.

«Trova un appoggio e provaci. Non te ne pentirai.»

Mi guardo intorno e trovo un grosso ramo spezzato che può fare al caso mio. Lo prendo per testarne la resistenza. La corteccia umida mi dà una strana sensazione al tatto, ma cammino decisamente meglio. Dopo qualche passo capisco che posso farcela davvero. Approfitto delle orme lasciate da un fuoristrada e dagli scarponi di altri escursionisti per non far arrabbiare troppo le caviglie. Capita la tecnica, prendo coraggio e avanzo entusiasta come un bambino.

In una decina di minuti sono sotto il grosso masso a forma di dente di squalo. Lì si apre una piccola radura che, nonostante gli alberi spogli, ha qualcosa di confortevole. Se solo indossassi un impermeabile mi getterei con la faccia nella neve. Continuo a fissare i cumuli bianchi immaginandoli soffici quasi come lana. È uno sguardo carico di desiderio che si smorza al pensiero di bagnare i sedili dell’auto.

Lungo il sentiero ci sono quattro rocce nere sulle quali potersi sedere. Mi immagino un falò e una chitarra. Più in là è stata costruita una staccionata da cui si può ammirare la valle. Andando oltre si arriva a un passaggio molto stretto con a sinistra un dirupo molto pericoloso.

«Allora, ne è valsa la pena o no?»

È tutto così raccolto. Mi sembra un nido. Sarebbe splendido scrivere qui.

«La prossima volta porta il computer.»

Potete scommetterci che lo farò. È buffo, sapete?

«Cosa?»

Proprio pochi giorni fa pensavo a quando andavo sulla neve con i miei cuginetti. Oggi l’ho fatto. È come se mi fossi ripreso un’esperienza.

«Ed è andato tutto bene. Il mondo non è così pieno d’insidie come pensi.»

Sapete cos’è bello? Il fatto che mi sono concesso di provare. Se fossi rimasto a bordo strada non avrei mai scoperto questo piccolo tesoro. Sono euforico.

«Questo è l’atteggiamento giusto! È stata una banalità, eppure guarda quello che hai guadagnato. Come hai esplorato qui, dovresti esplorare la vita intera.»

Mi soffermo ad ammirare tutta la zona. Trovata la pietra più larga, mi ci corico sopra quasi fosse una culla. Respiro ancora. A un certo punto, però, non mi basta più. Voglio vedere cosa c’è alla fine del sentiero.

Scatto in piedi e mi avvicino al passaggio stretto. Guardandolo bene, capisco che ci si passa comodamente. L’importante è non scivolare, altrimenti sono guai seri. Lo tasto col bastone, giusto per precauzione, e lo supero con uno scatto. C’è un altro piccolo spiazzo, questa volta raccolto tra i denti più piccoli dei Salti del Diavolo. Con gli occhi scruto le fessure tra le rocce: non posso nascondere l’istinto di scalarle. Potrei vedere oltre gli alberi e aspettare il tramonto.

«Qui noi ti fermiamo. Però sappi che ci piace il pensiero.»

Lo so, rischierei di farmi male sul serio. E poi chi verrebbe a prendermi?

«Vorremmo fare un pronostico, se permetti.»

Quale?

«Un giorno, non sappiamo quando, tornerai e potrai salire su di noi.»

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