Cittadini e vigili

di Alessandro Bosi – Responsabilità, scrive Samuele Trasforini nell’editoriale di Prospettiva di questo mese e conviene chiedersi se, sulla strada, la responsabilità sia sempre dei vigili e soltanto dei vigili.

Mi sono imposto di non andare a zonzo, come prescrivono le severe regole di questi giorni. E per tre settimane non ho messo il naso fuori dalla porta. Ma il 24 aprile, in una bella giornata di sole, sul far delle 14, con nessuno in giro, ho ritenuto di poter fare quel giretto intorno a casa, con tanto di mascherina e guanti, che è consentito.

Quando sto per giungere al primo angolo della strada, sento un animato vociare.

Un signore sui quaranta inveisce animatamente dalla strada contro un signore alla finestra. Lo invita a chiamare i vigili, se ha qualcosa da ridire sulla sua presenza. Lui non si muoverà, li aspetterà, che li chiami dunque e dica anche delle auto mal parcheggiate. È forse lui stesso un vigile o un carabiniere? Se è così, lo dica, se no, vada a lavorare. Un altro signore, poco distante, con qualche anno in più e che dava l’impressione di essere capitato lì per caso, lo sosteneva ribadendo: “Sì, vada a lavorare”.

Arrivato sotto la finestra, ho alzato fugacemente lo sguardo e ho intravisto un signore, un poco più giovane di quello che lo rampognava. Sulle difese, per quell’onda di piena che lo investiva, affermava a bassa voce di aver solo fatto notare che c’è troppa gente per strada.

Ho accelerato il passo mentre notavo che dalle case vicine molti si affacciavano e, camminando, sentivo che le stesse cose già dette si ripetevano ritualmente, come in tutte le liti che si rispettino e avevano anche il loro ritornello in quel “Vada a lavorare!” che il più animato dei due urlava e quell’altro ripeteva, quasi fosse il Gatto nel celebre duetto con la Volpe del “Pinocchio”.

Mi tornò allora alla mente il dialogo che avevo avuto un paio d’anni prima con un signore a Melpignano in provincia di Lecce. Mi diceva del giardino nel quale stavamo passeggiando e ricordò un tardo pomeriggio quando era stato rizollato da poco. Camminava nel giardino e un signore, dalla strada, lo apostrofò intimandogli di non camminare sull’erba. In realtà, chi mi parlava si stava muovendo su una corsia per i pedoni che l’altro, dalla strada, non poteva vedere. Ma fu così contento di quell’interesse per la cosa pubblica che lo raggiunse per congratularsi del suo civismo, stringergli la mano e offrirgli un bicchier di vino che l’altro, prima gradì, e poi ricambiò.

In quei pensieri, preso l’angolo successivo, ho fatto ritorno a casa.

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