Ricominciamo? L’importanza del servizio sanitario territoriale periferico

di Comunità Solidale Parma 1 Questa epidemia (già ampiamente prevedibile nel 2017) ha colto il nostro sistema sanitario impreparato per quanto riguarda gli ospedali e il territorio (screening, monitoraggi, mascherine). Una organizzazione sanitaria territoriale adeguata avrebbe forse rallentato l’infezione, lasciando più tempo per la ricerca di efficaci strategie terapeutiche. Come Comunità Solidale Parma da anni proponiamo soluzioni innovative per il territorio (Casa della Salute o Casa del Quartiere) dirette ad affrontare le nuove sfide “imposte dalla globalizzazione”. Abbiamo ribadito in passato come fosse necessaria una ideazione e una progettazione che veda dall’inizio coinvolti i diretti interessati (la popolazione) e gli attori dell’assistenza territoriale (innovazione del processo decisionale). A Parma c’è un eccellente modello di come possono essere stabilite alcune ipotesi di disegno progettuale e di come si possano realizzare: ci riferiamo all’Ospedale dei Bambini.

Le problematiche relative all’organizzazione territoriale palesate durante questa epidemia richiedono un apprendimento veloce che superi tutte le esitazioni passate al fine di costruire un futuro assistenziale periferico che abbia il maggior senso possibile. Si è inoltre capito che nessun sistema economico (che vedrà una profonda innovazione e riconversione) può sopravvivere senza una sanità pubblica forte e saldamente ancorata al territorio (welfare di comunità, sussidiarietà circolare, collegio del territorio, partecipazione non dominante delle imprese generatrici). Questo virus non fa differenze e colpisce il cittadino semplice, l’anziano, lo sportivo, il ministro o l’industriale famoso. Non c’è “buen retiro” che possa proteggere. La salute di tutti dipende quindi dalla salute di ciascuno, siamo interdipendenti e solo insieme potremo affrontare i prossimi problemi che si presenteranno, come altre pandemie o altre modificazioni globali che condizioneranno il nostro benessere.

Comunità Solidale Parma ha da sempre sostenuto l’importanza di difendere il Servizio Sanitario Pubblico e in particolare, per suo statuto, la medicina generale territoriale in coerenza con il paradigma assistenziale bio-psico-sociale.  Un servizio sanitario territoriale periferico ben organizzato e con locali adeguati può aiutare a far fronte alle emergenze, offrire cure precoci per molti e di conseguenza sostenere anche il sistema produttivo di un quartiere. Pensiamo che la medicina di base sia un “bene comune” per i cittadini e che i medici e i sanitari debbano essere protetti affinché possano continuare a sorreggere il sistema territoriale senza rischiare il collasso: pensiamo, a tal proposito, a tutte le persone ammalate di patologie croniche non collegate al Covid-19 che necessitano di controlli periodici a volte essenziali.

La salute è quindi da considerare un bene comune e deve essere gestita come tale. È interesse collettivo che le comunità locali possano, in caso di necessità, organizzarsi rapidamente con autonomia, anche se poi naturalmente saranno necessari interventi dei presidi di secondo livello e strategie nazionali vincolanti.

Per l’attuale pandemia, prima o poi arriveranno dei farmaci efficaci. Al momento occorre però che la popolazione dimostri ancora senso di responsabilità perché il virus è tuttora in circolazione, pronto a causare altri guai. Con le cure opportune finirà definitivamente anche il confinamento e potrà riprendere anche il sistema produttivo, foriero, a sua volta, di benessere, perché anche la salute richiede una società attiva. Le relazioni sociali hanno già iniziato a mutare: sono diventate essenziali. Piano piano comprendiamo come un valore primario della vita sia costituito dai rapporti con gli altri e con il territorio. 

Ci sono naturalmente altri beni comuni interconnessi ed interdipendenti, come l’ambiente, l’istruzione, la cultura, la biodiversità. La lezione di resilienza imposta da questa pandemia ci ha liberati, nell’immediato, dalla cultura consumistica del “voglio tutto e subito”. Il mondo è improvvisamente apparso come limitato e fragile, non più gigantesco e infinito. Il virus lascia purtroppo dietro di sé tracce profonde che resteranno per tutta la nostra vita (disoccupazione, fallimenti, decessi in solitudine, sofferenze e difficoltà nel poter curare tutti).

Usciti dall’emergenza non potremo accontentarci di atteggiamenti evasivi o burocratici che pensino di aggiustare il nostro sistema sanitario territoriale lasciandolo invariato in attesa della prossima epidemia (che ci sarà!) o della prossima catastrofe o del prossimo disastro. Senza un sistema territoriale efficace, in grado di prendersi cura della popolazione locale, non può esserci salute e benessere collettivo (ed economia funzionante). Da questo punto di vista, la ripresa deve essere adeguatamente progettata, comunicata e sperimentata (democrazia deliberativa).

L’integrazione socio-sanitaria, riconosciuta come bene comune, nelle sue strutture periferiche può svolgere, nel periodo della ripresa, un importante ruolo di riferimento per una comunità e quindi offrire un importante strumento di ammortizzazione sociale. Già ora si prevedono tensioni, agitazioni, rancore ed insofferenza causate dal possibile incremento delle disuguaglianze e dei fenomeni di impoverimento. Una Struttura Sanitaria di quartiere (innovativa nel processo decisionale e nel suo sistema gestionale interno) può rappresentare una risposta valida e convincente alle nuove istanze e ai nuovi bisogni di protezione delle fasce più deboli e periferiche della società alle prese con le conseguenze della globalizzazione e delle trasformazioni radicali dell’ordine sociale.

Per questo, da qualche anno, Comunità Solidale Parma promuove la realizzazione di una struttura complessa di riferimento sanitario (Casa della Salute Grande) per un quartiere come quello di San Leonardo. Questo territorio contiene al suo interno tanti servizi per l’intera città. Conta, nel suo complesso 30.000 abitanti. Tutto ciò che avviene nel villaggio globale può portare nodi che vengono al pettine anche nelle nostre “sconosciute” periferie del “mondo piccolo” in quanto i nostri territori sono anch’essi costantemente interconnessi con tutto ciò che accade nel mondo, anche in Cina! È quindi opportuno un cambio sostanziale di paradigma e di processo decisionale in campo sanitario territoriale per poter affrontare con forza e comunanza le sfide del presente e del futuro con visioni alte e lungimiranti per il bene comune. La speranza non è utopia, ma creatività, intelligenza politica e pura passione civile che agisce per vincere la paralizzante apatia (invarianza e inazione) dell’esistente.

 

Comunità Solidale Parma

 

Parma, 16 aprile 2020

 



Notes:

  1. Il presente articolo è già apparso su Gazzetta di Parma. Viene qui  ospitato in una versione modificata per Prospettiva e in relazione ai temi approfonditi.

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Una risposta

  1. Marco Ingrosso ha detto:

    Nei giorni scorsi è stato pubblicato un appello urgente di oltre 100.000 medici italiani (sia territoriali sia ospedalieri) che si sono riuniti su facebook per scambiarsi informazioni e consigli sull’epidemia da Covid-19. Essi scrivono: «…siamo pressoché giunti alle stesse conclusioni: i pazienti vanno trattati il più presto possibile sul territorio, prima che si instauri la malattia vera e propria, ossia la polmonite interstiziale bilaterale, che quasi sempre porta il paziente in Rianimazione.» Essi quindi chiedono, oltre a dispositivi di protezione e tamponi, che si rafforzi «il Territorio, vero punto debole del Servizio Sanitario Nazionale, con la possibilità per squadre speciali, nel decreto ministeriale del 10 Marzo, definite USCA, di essere attivate immediatamente in TUTTE le Regioni.» I firmatari ritengono che la valutazione clinica con tamponi e «il trattamento precoce può fermare il decorso dell’infezione verso la malattia conclamata e quindi arginare, fino a sconfiggere l’epidemia.»
    È quindi opinione largamente condivisa che la sanità territoriale debba essere non solo rafforzata, ma ampiamente ripensata. Dove essa aveva una struttura ancora ben radicata (come in Emilia-Romagna) essa ha contribuito e sta contribuendo enormemente al contenimento dell’infezione, mentre altre regioni hanno intasato gli ospedali debordando nelle RSA, che non erano per niente preparate a una tale evenienza. Ovunque si è avuta carenza di mezzi, protezioni, tamponi con gli effetti nefasti che questo ha comportato. Per il futuro si spera di essere più preparati, con scorte adeguate, ma resta il problema, non di breve periodo, di una rilevante riformulazione della sanità territoriale e non solo.
    È da tempo che si parla di integrazione socio-sanitaria e di nuove modalità di lavoro nelle comunità locali e che quindi si avanzano proposte in merito. Sul piano istituzionale è di questi giorni un appello di autorevoli esponenti della società civile e di medici titolato «Coronavirus/Riconosciamo ai sindaci un ruolo nel governo della salute dell’Italia post- emergenza» (Sanità24 – Il Sole 24 ore, 20 aprile 2020). L’appello evidenzia il ruolo di alcuni sindaci nella gestione della pandemia della propria zona (si ricordi, per tutti, Giorgio Gori, sindaco di Bergamo) e richiama il Manifesto, varato dall’Health City Institute in tempi non sospetti (2016), titolato «La salute nelle città: bene comune». I firmatari dell’articolo fanno anche una proposta, già messa a punto dall’HCI sopracitato: «L’istituzione, presso i Comuni, di una nuova figura, l’Health City Manager, un professionista che possa rientrare all’interno dello staff del Sindaco per coordinare e implementare le azioni per la salute pubblica nel contesto urbano in funzione degli obiettivi di mandato espressi dal documento di programmazione dell’Amministrazione comunale.»
    È in questo contesto che si situa la proposta di Comunità solidale Parma che scrive: «La salute è quindi da considerare un bene comune e deve essere gestita come tale. È interesse collettivo che le comunità locali possano, in caso di necessità, organizzarsi rapidamente con autonomia, anche se poi naturalmente saranno necessari interventi dei presidi di secondo livello e strategie nazionali vincolanti.» La proposta a cui si pensa è quella di una Casa della Salute Grande e di nuovo tipo, ossia: «Una Struttura Sanitaria di quartiere (innovativa nel processo decisionale e nel suo sistema gestionale interno) può rappresentare una risposta valida e convincente alle nuove istanze e ai nuovi bisogni di protezione delle fasce più deboli e periferiche della società alle prese con le conseguenze della globalizzazione e delle trasformazioni radicali dell’ordine sociale.»
    Pare quindi importante, fin da ora, esprimere una linea di tendenza che porti in questa direzione, facendo tesoro degli insegnamenti di questo periodo!

    Marco Ingrosso

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