N0. IV – 03/2020 – [Coronavirus] La lezione del Coronavirus

di Alessandro Volta – In molti si stanno chiedendo se finita la pandemia tornerà tutto come prima o se invece ci ritroveremo profondamente cambiati. Penso che molte delle precedenti abitudini torneranno a guidare i nostri comportamenti singoli e collettivi, ma allo stesso tempo ritengo che una vicenda così significativa e duratura non potrà passare come un semplice temporale primaverile. Credo però che il Coronavirus ci stia portando due grandi lezioni, in grado di avere effetti duraturi su ognuno di noi.

La prima lezione è l’INCERTEZZA, il senso esistenziale dell’imprevedibile e dell’imponderabile, di ciò che non è controllabile e governabile. Con questa esperienza possiamo riscoprire il mistero della vita, che è presente al momento in cui veniamo al mondo ed è ancora vivo al momento della nostra morte. Questa incertezza cerchiamo in tutti i modi di non riconoscerla, la mascheriamo e la sublimiamo, senza riuscire a cancellarla veramente. La scienza e la tecnologia dell’età moderna provano per un po’ ad illuderci, anche se il progresso è bello e utile, basta un microscopico e stupido virus a mandare tutto all’aria. Stiamo facendo un bagno collettivo di umiltà, e come medico sono il primo a dover riconoscere il falso senso di onnipotenza della medicina, l’illusorio controllo della vita e della morte. Il mistero della vita va riconosciuto e accettato, senza timore. E l’imponderabile dell’esistenza, anziché disperazione, può regalarci amore e riconoscenza per la vita che abbiamo ricevuto senza alcun merito.

La seconda lezione è il senso di COMUNITA’. Nelle passate epidemie di peste e di colera i ceti più ricchi e nobili pensavano di essere immuni e ritenevano che certi problemi fossero di esclusiva pertinenza dei soggetti più deboli. In effetti i denutriti e gli indigenti sono sempre stati a maggior rischio, ma in presenza di grandi epidemie virus e batteri non hanno mai chiesto il permesso e non sono mai stati interessati al conto in banca dell’ospite. In queste emergenze il problema di uno, o di pochi, diventa il problema di tutti. Allora avere un sistema sanitario pubblico e universale rappresenta una forza formidabile per uscirne con le ossa meno rotte. In questo momento non vorrei vivere negli Stati Uniti, dove un tampone costa 3000 dollari e almeno 1/3 della popolazione non ha le risorse o l’assicurazione per pagarselo. Spero che questo senso di valore collettivo, così evangelico e illuminista al contempo, possa diventare limpido e chiaro a tutti, e venire difeso senza condizioni. Veniamo da anni di tagli al welfare, forse qualcuno sta iniziando a pentirsene. Scriveva quel profeta di don Milani: “il problema degli altri è uguale al mio; sortirne tutti insieme è la politica, uscirne da soli è l’avarizia”.

Forse allora a qualcosa il Coronavirus può essere stato utile….

Alessandro Volta
P
ediatra, programma materno infantile, ASL di Reggio Emilia

 

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