Ricordo di un amico poeta: Luigi Vicini a vent’anni dalla morte

Di Antonio Battei

 

È una rabbiosa sventagliata di fucile mitragliatore a segnare per sempre, a venticinque anni, la vita di Luigi Vicini.

Tratto in inganno esce fiducioso dalla sua caserma: ancora non sa del tremendo pasticcio creato dalle dichiarazioni di Badoglio ma i tedeschi sì e, dalla notte dell’8 settembre 1943, niente sarà più come prima e Luigi cade. È ferito dal piombo dell’alleato tedesco, ora improvvisamente feroce nemico.

Resta per molti mesi tra la vita e la morte curato da una suorina, dagli occhi color del cielo, prodiga di attenzioni e di Ave Maria. Dopo oltre un anno d’ospedale militare torna a Parma mutilato nel corpo e, col dolore delle ferite mai del tutto rimarginate, inizia a scrivere poesie in dialetto parmigiano.

Nel 1950, con un’affettuosa lettera di Renzo Pezzani, esce “La primma viola” poi tradotta e ristampata da chi scrive nel 2011 a celebrare il decimo anniversario della morte avvenuta a ottantatré anni a Parma.

Per tutta la vita continua il dialogo poetico tra cielo e terra fino alla salita a infiniti azzurri tanto da lui amati e le raccolte poetiche sono un eterno arcobaleno tra noi e le stelle.

La silloge poetica inedita “Sott sira”, che ha voluto consegnarmi pochi giorni prima della morte, è il suo testamento spirituale.

E oggi, nel ventesimo della sua scomparsa, di lui restano una generosa messe di raccolte di liriche e Parma, che tanto intensamente ha celebrato, china il capo e lo ringrazia ancora.

Ed io, col mio Amico Poeta, ringrazio: don Gino Marchi, Baldassarre Molossi, Luigi Tessoni, Ilario Toniolo e mio padre Angelo, memore dell’impegno profuso a favore del dialetto, accorati ambasciatori d’una Parma scomparsa, amici d’una elegante cultura popolare.

– Le tredici raccolte poetiche di Luigi Vicini sono tutte realizzate da Angelo e Antonio Battei –

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