Come essere progressisti. Il caso del Conciliatore e il sistema scolastico lancasteriano

Di Federico Dazzi

Qual è il giusto rapporto tra informazione e potere? Forse proprio da questa bilancia si può misurare il grado di salute di una civiltà. È perciò fondamentale rinnovare la memoria di un caso in cui in Italia un giornale ebbe notevoli meriti nel proporre riforme sociali e culturali in un periodo di dominazione piuttosto oppressiva. Parliamo de “Il Conciliatore”, il giornale fondato da Silvio Pellico nel 1818 in una Milano ancora sotto il dominio asburgico. La consultazione diretta delle fonti, resa possibile grazie all’Archivio storico del Senato della Repubblica, permetterà, inoltre, di ricavare numerose informazioni sul periodo storico in esame oltre che sul giornale stesso.

 

Il Conciliatore

(3 Settembre 1818 – 17 Ottobre 1819)

Fondato e pubblicato a Milano da Silvio Pellico e Giovanni Berchet.

Finanziato principalmente da Luigi Porro Lambertenghi e Federico Confalonieri.

Stampato presso la tipografia di Vincenzo Ferrario a Milano.

                       

         

   Frontespizio e composizione tipografica del giornale, che si costituisce di un unico foglio, ripiegato: ha quindi 4 facciate. Si noti la carta di colore azzurro utilizzata per la stampa, che conferirà al giornale l’appellativo di “foglio azzurro”.

 

Il giornale in breve

Il giornale, di cadenza bisettimanale, ha un forte impianto liberale con frequenti ideologie progressiste e patriottiche[1]. Anche il nome scelto è significativo di questo impianto[2]. In materie morali e sociali è sempre propenso per le riforme e i miglioramenti, e in letteratura tutto ciò confluisce nelle idee romantiche[3]. Frequenti sono infatti articoli che introducono nuovi metodi agricoli e nuove scoperte di macchinari; compaiono anche articoli di economia e di legge. Gli argomenti politici vengono sempre evitati in maniera palese, per ovvie ragioni di censura, ma ogni articolo emana quei sentimenti di patriottismo e liberalismo di cui sopra[4]. Emblematica a questo proposito è la querelle letteraria tra romanticismo e classicismo, divenuta assai famosa sulle pagine del giornale: se per “romanticismo” intendiamo ciò che diceva Pellico[5], possiamo intuire che il dibattito letterario era un “Cavallo di Troia” per perseguire ideali liberali. Proprio a causa di queste ideologie il giornale fu soppresso ad appena un anno di vita.

Contesto storico generale

Gli echi della Rivoluzione francese e del periodo napoleonico avevano risvegliato il sentimento patriottico italiano[6]. La dominazione austriaca in Italia settentrionale, pur governando politicamente dal 1815 il Lombardo–Veneto, non riusciva a eradicare i semi di ideali patriottici e liberali che videro in Milano il proprio centro[7]. Quando nasce il giornale (1818) infatti l’Europa è appena uscita dal Congresso di Vienna (1814- 1815), dove si è ridisegnata la cartina geopolitica degli Stati, in conseguenza alla sconfitta di Napoleone. Zone come il Lombardo-Veneto videro quindi francesi e austriaci contendersi il territorio nel giro di nemmeno un ventennio. I sentimenti di ribellione e patriottismo, così accesi, prendono linfa altresì dai dibattiti culturali-letterari tra classicisti e romantici che proprio in questo giornale troveranno spazio nel dibattito italiano, sentimenti che saranno acutizzati in misura sempre maggiore dalla frequente attività censoria del governo asburgico verso qualsiasi istanza progressista. Di qui a poco, infatti, nasceranno nel ’21 le prime sette carbonare, di cui farà parte lo stesso Pellico.

Evento analizzato

Si analizzerà qui il dibattito circa il sistema educativo italiano. In particolare nel giornale viene portato avanti un discorso sull’importanza dell’importazione del metodo di Bell e Lancaster nelle scuole italiane. Il metodo di Bell e Lancaster, detto anche “di mutuo insegnamento” o “lancasteriano”, ha radici risalenti al Medioevo, ma viene sviluppato nella sua complessità solamente dai due inglesi verso l’inizio del XIX secolo. Questo metodo è applicato alle scuole primarie, e prevede che l’insegnamento del docente venga prima impartito agli studenti più capaci, che a loro volta comunicheranno quanto appreso ai restanti studenti. Ciò, come vedremo, avrà notevoli vantaggi sotto il profilo economico e didattico, permettendo di estendere l’istruzione ad una platea sempre maggiore di ragazzi. A ciò si lega l’interesse per l’educazione dei sordomuti, a cui accenneremo solamente, che dimostra le grandi doti di umanità e i propositi di palingenesi sociale che caratterizzano la linea del giornale.

Osservazioni

L’articolo che apre la discussione intorno al metodo lancasteriano è del 1° Novembre 1818, ed esordisce con una frase emblematica: “L’Inghilterra che coraggiosamente accoglie le novità utili […]”. È già da quell’aggettivo, coraggiosamente, che possiamo intuire la posizione politica del Conciliatore, in aperta – ma pur sempre celata, per via delle repressioni – discussione con la politica conservatrice dell’occupante Impero asburgico. D’altronde, già il titolo dell’articolo[8] indicava la necessità di introdurre un simile metodo anche in Italia, in forte ritardo rispetto anche a paesi come la Francia, gli Stati Uniti, il Canada, la Grecia, il Brasile e il Senegal[9]. In realtà in Italia, viene specificato poco dopo, esistono già due scuole di mutuo insegnamento in Piemonte e a Napoli, a cui si chiede di riferirsi per ampliare questa modalità educativa prima nelle scuole primarie toscane, per poi estenderla a tutta Italia. Dopo aver elencato i vantaggi educativi di questo metodo, viene rilevato il maggior limite del sistema educativo tradizionale nel “torto d’avere lasciata senza sufficiente istruzione la massa del pubblico”: qui ritorna evidente l’impegno sociale del giornale.

La questione viene poi posta sui vantaggi economici del sistema lancasteriano[10]: mediamente nel sistema toscano un alunno comportava la spesa annuale di 20 lire toscane – ma nella virtuosa Firenze si scende a 11 lire -, mentre a Milano la spesa ammontava a 24 lire italiane. Con l’introduzione del nuovo sistema, ogni alunno sarebbe costato mediamente 8 lire italiane. Complessivamente, quindi, con la spesa di 26.000 lire si istruirebbero 3000 studenti, invece dei soli 1200 con i metodi tradizionali. Capiamo che nel caso di Firenze il maggiore profitto sarebbe da rilevarsi nell’allargamento del bacino di studenti da istruire più che sul risparmio economico per ogni alunno, mentre nel caso di Milano il vantaggio economico sarebbe ben maggiore, diminuendosi di due terzi. A maggior ragione, come ci viene spiegato, se il bacino degli alunni fiorentini è storicamente più scarso rispetto a quello degli alunni milanesi, contando i primi un’occorrenza di 500 su una popolazione di 80.000, mentre i secondi di 1.200 su 120.000.

A riprova della vocazione “umanitaria” del giornale, l’articolo si chiude con l’affermazione che il nuovo metodo di istruzione sia “la vaccina dell’ignoranza popolare”. Parole che vengono subito recepite, se vediamo che nel numero del 14 Gennaio[11] viene data la notizia che a Firenze è stata inaugurata la Società per la fondazione di una scuola di mutuo insegnamento. La spesa annua di ogni allievo è di 9 lire toscane: notiamo come in questo caso, come abbiamo osservato, il risparmio economico per ogni alunno esiste ma non è davvero rilevante come lo può essere nel caso milanese.

Il numero del 28 Gennaio[12] ci informa che in data 5 Settembre 1818 a Parigi è stata rappresentata per la prima volta una commedia che tratta proprio della scuola del mutuo insegnamento: segnale che un tale tema ha presa verso il pubblico altoborghese e vuole penetrare capillarmente nella società. L’epigrafe posta sotto il titolo della commedia recitava significativamente[13]: “Les anciens… sont les anciens, et nous sommes les gens de maintenant”.

Parallelamente all’interesse per l’allargamento del pubblico di giovani da istruire, si apre il dibattito, sul numero del 6 maggio 1819[14], della necessità editoriale di produrre libri di testo ad un prezzo contenuto. La lettura e la scrittura sono definite come “il mezzo” per raggiungere l’istruzione. Iniziative di questo tipo, si registra, sono già avviate in Germania, Gran Bretagna e Svizzera, dove “si trovano de’ buoni libri fin sotto le più umili capanne”.

Nel numero del 27 Maggio 1819[15], a firma G.N. – Giuseppe Niccolini -, si informa dell’avvenuta creazione di una scuola lancasteriana a Brescia da parte del “mecenate” Giacinto Mompiani: è segno del successo che questo nuovo metodo sta acquisendo in varie zone d’Italia. Infatti è del 24 Giugno[16] la notizia che è stata inaugurata una scuola di mutuo insegnamento anche a Milano, dove abbiamo la conferma che ogni alunno costerà circa 8 lire all’anno, riuscendone a istruire 300.

Conclusioni

Le notizie riportate sono caratterizzate dall’utilizzo di un linguaggio piano e semplice – sarà caratteristica generale del Conciliatore – per evitare ogni tipo di elitarismo socio-culturale. Nemmeno però questo giornale è destinato al popolo, poiché indizi come la caratura dei temi trattati e soventi frasi in lingua francese senza traduzione[17] indicano piuttosto una tipologia di giornale “illuminato”, letto da persone colte ma con lo scopo di migliorare le condizioni di vita delle classi sociali meno agiate. Il discorso circa la scuola lancasteriana si inserisce in questa visione, volendo garantire al maggior numero di persone possibile, e a maggior ragione quelle meno abbienti, un grado di istruzione soddisfacente. In vari numeri, inoltre (19 Agosto -2 Settembre – 26 Settembre 1819)[18], viene trattato il problema dell’istruzione delle persone sordomute, con interventi di grande umanità. Abbiamo quindi con Il Conciliatore un esempio virtuoso di come le istanze progressiste cercassero di intervenire nella società angustiata dalla dominazione asburgica. Siamo infatti usciti dalla concezione di Ancién Régime, quando l’istruzione era quantomeno considerata inopportuna per evitare prese di coscienza da parte della popolazione: il dibattito su temi scolastici è, come abbiamo visto, vivace. Forse per i tempi anche troppo, perché Il Conciliatore, divenuto scomodo al governo, verrà soppresso il 17 Ottobre 1819.[19] 

Fonti:

Articoli sul metodo lancasteriano

1 Novembre   1818

14 Gennaio 1819

 28 Gennaio     1819

6 Maggio 1819

27 Maggio 1819

24 Giugno 1819

 

 

 

 

 

Articoli sull’istruzione dei sordomuti

19 Agosto 1819

2 Settembre    1819

26 Settembre 1819

 

 

 

 

 

Bibliografia:

C. Cantù, Il Conciliatore e i Carbonari, Treves, Milano, 1878.

E. Clerici, Il “Conciliatore”: Periodico Milanese (1818 – 1819), Pisa, Tipografia successori FF. Nistri, 1903.

I. Rinieri, Della vita e delle opere di Silvio Pellico, Torino, Streglio, 1898-99.

A. D’Ancona, Federico Confalonieri, Milano, Treves, 1899.

M. Lupo, Tra le provvide cure di Sua Maestà. Stato e scuola nel Mezzogiorno tra Settecento e Ottocento, Il Mulino, Bologna, 2005.

C. Sindoni, Influenze inglesi nella scuola popolare ottocentesca. Note sull’interpretazione del metodo di Joseph Lancaster in Sicilia, in Quaderni di Intercultura, Anno VII/2015, Università degli Studi di Messina, 2015.

 

  1. Si veda come Pellico descrivesse “i suoi”: “Tutti i nuovi adunati mostravano di propendere alle opinioni liberali […]: da essi era stato immaginato il giornale letterario Il Conciliatore, affinchè spargesse con arte principii di patriottismo”. In C. Cantù, Il Conciliatore e i Carbonari, Treves, Milano, 1878, p. 93. Citato in E. Clerici, Il “Conciliatore”: Periodico Milanese (1818 – 1819), Pisa, Tipografia successori FF. Nistri, 1903, p. 26. Sempre il Clerici (p.30) puntualizza l’unicità di un tale giornale che: “come instauratore del sentimento nazionale e delle virtù patriottiche indirettamente diffuse nelle sue pagine, non ebbe né competitori né maestri.”.
  2. Il nome si proponeva di conciliare “non i leali coi falsi, ma tutti i sinceri amatori del vero. […] La nostra non è impresa di mercenari, ma di letterati, se non tutti di grido, tutti collegati per sostenere, finchè sia possibile, la dignità del nome italiano”. Lettera di Silvio Pellico al Foscolo (17 Ottobre 1818), in I. Rinieri, Della vita e delle opere di Silvio Pellico, Torino, Streglio, 1898-99, pp. 59-60. Citato in E. Clerici, Il “Conciliatore”, cit., p. 28. La scelta del motto “Rerum concordia discors” è intesa in questo senso.
  3. Cfr. E. Clerici, Il “Conciliatore”, cit., p. 35.
  4. Cfr. E. Clerici, Il “Conciliatore”, cit., p. 37.
  5. A Torino, come nelle nostre città, per dire un liberale, si dice romantico, senza differenza alcuna, e classico è diventato sinonimo di spia, d’ultra, d’inquisitore.”. Lettera a Luigi Porro-Lambertenghi. Citato in E. Clerici, Il “Conciliatore”, cit., p. 67.
  6. Cfr. A. D’Ancona, Federico Confalonieri, Milano, Treves, 1899, p. 6. Citato in E. Clerici, Il “Conciliatore”, cit., p. 4.
  7. Cfr. quanto dice Silvio Pellico: “se v’è un po’ di vita politica, letteraria, morale nel cuore degl’Italiani, è tutta in Milano e nella sua circonferenza; scemando quanto più i raggi si allontanano.”. In I. Rinieri, Della vita e delle opere di Silvio Pellico, cit. Citato in E. Clerici, Il “Conciliatore”, cit., p. 5.
  8. G.P., Della necessità d’introdurre nelle scuole primarie toscane il metodo di Bell e Lancaster. Memorie dei signori F. Nesti, L. Serristori, F. Tartini-Salvatici, e C. Ridolfi, soci di varie accademie., in “Il Conciliatore”, 18 (1818).
  9. Emblematica la frase: “Al Senegal si vedono dei fanciulli negri fare da istruttori ai fanciulli europei.”.
  10. Non a caso, la firma è di G.P., ovvero Giuseppe Pecchio, grande economista italiano (1785-1835).
  11. G.P., Scuole di mutuo insegnamento, in “Il Conciliatore”, 39 (1819).
  12. G.P., La scuola del villaggio, o sia il mutuo insegnamento, commedia vaudeville dei signori Brazier, Dumersan e Delestre- Poirson; rappresentata per la prima volta a Parigi sul teatro delle Varietà, il 5 di settembre 1818, in “Il Conciliatore”, 43 (1819).
  13. L’epigrafe è ripresa dal Malato Immaginario di Molière.
  14. G.P., Simone di Nantua, o sia il mercante di campagna, opera che ottenne il premio stabilito da un anonimo, e proposto alla società d’istruzione elementare; in favore del miglior libro destinato a servire di lettura al popolo della città e delle campagne. In “Il Conciliatore”, 71 (1819).
  15. G.N., Scuola alla Lancaster in Brescia, in “Il Conciliatore”, 77 (1819).
  16. G.P., Scuola alla Lancaster in Milano, in “Il Conciliatore”, 85 (1819).
  17. È pur vero che il francese era certamente conosciuto dato il periodo di dominazione di Napoleone, ma non tra le classi del popolo, che a stento conosceva l’italiano. Siamo infatti ancora a livelli massimi di analfabetismo.
  18. Rispettivamente: Y., Cenni sulla istruzione dei Sordi-Muti, in “Il Conciliatore”, 101 (1819); Y., Cenni storici sull’invenzione dell’arte di istruire i Sordi-Muti, e su i risultati di quest’arte, in “Il Conciliatore”, 105 (1819); A.C., Idee generali sulla istruzione del Sordo-Muto, in “Il Conciliatore”, 112 (1819).
  19. Si noti come dopo i moti insurrezionali del ’21 il sistema lancasteriano verrà accusato di “solleva[re] prematuramente i fanciulli al comando, […] alla autorità [e di risvegliare] nello spirito la passione di orgoglio e di superiorità” sia nel napoletano che nel Regno di Sardegna e nello Stato Pontificio. M Lupo, Tra le provvide cure di Sua Maestà. Stato e scuola nel Mezzogiorno tra Settecento e Ottocento, Il Mulino, Bologna, 2005, pp. 131-132. Citato in Caterina Sindoni, Influenze inglesi nella scuola popolare ottocentesca. Note sull’interpretazione del metodo di Joseph Lancaster in Sicilia, in Quaderni di Intercultura, Anno VII/2015, Università degli Studi di Messina, p.112.

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