Quelli che (non) sono morti

Di Piergiorgio Gallicani

 

Novembre, mese dedicato tradizionalmente alla memoria di tutti i defunti.

Io voglio dedicare questi “Respiri” di Birago Diop, poeta senegalese (1906-1986) alla memoria di tutti i defunti causa Covid in questi due anni di pandemia, ai loro familiari e amici, alla sofferenza di tutti coloro che sono stati colpiti nelle relazioni e negli affetti, ma non solo: nella concretezza della vita quotidiana, nella difficoltà del presente, nella visione del futuro. Nell’esser vivi, dopo tutto; nel battito del cuore, nel sangue, nel respiro.

Tanta, tantissima gente. Una metropoli, una nazione – la nostra nazione, dei vivi e dei morti.

Provo una profonda tristezza. Provo anche rabbia, molta rabbia; ma la rabbia non porta da nessuna parte, per cui cerco di non lasciarmici andare. La tristezza, il compianto, possono essere fecondi. Provare tristezza in questi giorni di novembre non è certo cosa originale ma la tristezza vera che io provo, il compianto desolato non è dovuto ai morti, ma ai vivi. All’idiozia (mi scuso? Ma no, non mi scuso) di quei vivi che a scapito di qualunque evidenza e intelligenza del vero se ne vanno in giro innalzando cartelli con numeri fantasiosi – 3783 sarebbero i morti – e umiliando così, irridendo, minimizzando la dimensione di una tragedia collettiva che abbiamo vissuto come nazione e stiamo ancora vivendo; cancellandone ogni insegnamento, valore e significato.

Sono triste – sono arrabbiato – sono desolato per quei vivi che se ne vanno in massa a manifestare no-vax, no green-pass, no questo e quello – convinti di parlare in nome della libertà e di innalzarne la fiaccola, sentendosi eroici testimoni della resistenza alla ‘dittatura sanitaria’; mentre ciò a cui danno voce e faccia, ciò che testimoniano è il proprio personale egoismo e niente più, un pensiero incentrato esclusivamente su se stessi e avvitato su se stesso, nella spirale delle teorie vario-complottiste; ‘manifestano’ una concezione di libertà puramente individuale che nemmeno considera il bene comune, il pensiero sociale, il senso di fraternità e condivisione delle responsabilità – “Liberté” oui, bien sûr; mais, Égalité et Fratenité aussi comme même -, l’attenzione e il rispetto per le altrui fragilità, che formano e reggono il consorzio civile.

Nel migliore dei casi, testimoniano le proprie paure: comprensibili e rispettabili in quanto tali; inaccettabili, se erette a faro dell’agire sociale e collettivo. E lo fanno, privi di qualsiasi vergogna, misura o ritegno, di ogni senso della storia, di ogni intelligenza del reale, di ogni lume di intelletto, indegnamente (non posso che usare questa parola), indossando pettorine con la divisa dei deportati ad Auschwitz, e paragonando il proprio personale ‘sacrificio’… alla Shoah.

Oh si potesse, nel giorno dei morti, pagare un lumino che restasse acceso “Ad Perpetuam Memoriam”, nella mente di costoro!   

           

Respiri

Quelli che sono morti non sono mai

andati via

Sono nell’Ombra che si dirada

E nell’Ombra che si addensa.

I Morti non sono sottoterra

Sono nell’Albero che freme,

Sono nel Bosco che geme

Sono nell’Acqua che scorre,

Sono nell’Acqua che dorme.

Sono nella Capanna, sono tra la Folla,

I Morti non sono morti.

 

Ascolta più spesso

Le Cose che la Gente

La Voce del Fuoco si sente,

Intendi la Voce dell’Acqua.

Ascolta nel Vento

Il Cespuglio in lacrime:

E’ il soffio degli Antenati morti

Che non sono andati via,

Che non sono sottoterra,

Che non sono morti.

 

Quelli che sono morti non sono mai

andati via,

Sono nel Ventre della Donna,

Sono nel Bambino che piange

E nel Tizzone che brucia.

I Morti non sono sottoterra

Sono nel Fuoco che si spegne,

Sono nelle Erbe che piangono,

Sono nella Roccia che geme,

sono nelle Foreste, sono nella Casa,

I Morti non sono morti.

 

Ascolta più spesso

Le Cose che gli Esseri Umani

La Voce del Fuoco si sente,

Intendi la voce dell’Acqua,

Ascolta nel Vento

Il Cespuglio in lacrime:

E’ il Respiro degli Antenati.

 

Ché ogni giorno rinnova il Patto,

Il Patto immenso che ci unisce,

Che lega la nostra Sorte alla Legge,

Agli Atti dei Respiri più forti,

La Sorte dei nostri Morti che non sono morti

Il Patto severo che ci lega alla Vita,

La dura Legge che ci lega agli Atti

Dei Respiri che trascorrono

Lungo le rive del Fiume e nel suo letto,

Dei Respiri che vibrano

Nel lamento della Roccia e nel pianto dell’Erba

Dei Respiri che indugiano

Nell’Ombra che si dirada e si addensa,

Nell’Albero che stormisce, nel Legno che geme

E nell’Acqua che scorre e nell’Acqua che riposa,

Dei Respiri più forti che hanno accolto

Il Respiro dei Morti che non sono morti,

Dei Morti che non sono andati via,

Dei Morti che non sono più sottoterra.

 

Ascolta più spesso

Le Cose che la Gente

La Voce del Fuoco si sente,

Intendi la Voce dell’Acqua,

Ascolta nel Vento

Il Cespuglio in lacrime,

E’ il Respiro degli Antenati.

Da “Souffles” – 1947 – di Birago Diop, Senegal

Traduzione di Francesco Marotta[1]

Revisione Piergiorgio Gallicani

           

Les Souffles[2]

Ceux qui sont morts ne sont jamais partis:

Ils sont dans l’Ombre qui s’éclaire

Et dans l’Ombre qui s’épaissit.

Les Morts ne sont pas sous la Terre:

Ils sont dans l’Arbre qui frémit,

Ils sont dans le Bois qui gémit,

Ils sont dans l’Eau qui coule,

Ils sont dans l’Eau qui dort,

Ils sont dans la Case, ils sont dans la Foule:

Les Morts ne sont pas morts.

 

Ecoute plus souvent

Les Choses que les Etres

La Voix du Feu s’entend,

Entends la Voix de l’Eau.

Ecoute dans le Vent

Le Buisson en sanglots :

C’est le Souffle des Ancêtres morts,

Qui ne sont pas partis

Qui ne sont pas sous la Terre

Qui ne sont pas morts.

 

Ceux qui sont morts ne sont jamais partis:

Ils sont dans le Sein de la Femme,

Ils sont dans l’Enfant qui vagit

Et dans le Tison qui s’enflamme.

Les Morts ne sont pas sous la Terre:

Ils sont dans le Feu qui s’éteint,

Ils sont dans les Herbes qui pleurent,

Ils sont dans le Rocher qui geint,

Ils sont dans la Forêt, ils sont dans la Demeure,

Les Morts ne sont pas morts.

 

Ecoute plus souvent

Les Choses que les Etres

La Voix du Feu s’entend,

Entends la Voix de l’Eau.

Ecoute dans le Vent

Le Buisson en sanglots,

C’est le Souffle des Ancêtres.

 

Il redit chaque jour le Pacte,

Le grand Pacte qui lie,

Qui lie à la Loi notre Sort,

Aux Actes des Souffles plus forts

Le Sort de nos Morts qui ne sont pas morts,

Le lourd Pacte qui nous lie à la Vie.

La lourde Loi qui nous lie aux Actes

Des Souffles qui se meurent

Dans le lit et sur les rives du Fleuve,

Des Souffles qui se meuvent

Dans le Rocher qui geint et dans l’Herbe qui

pleure.

Des Souffles qui demeurent

Dans l’Ombre qui s’éclaire et s’épaissit,

Dans l’Arbre qui frémit, dans le Bois

qui gémit

Et dans l’Eau qui coule et dans l’Eau

qui dort,

Des Souffles plus forts qui ont pris

Le Souffle des Morts qui ne sont pas morts,

Des Morts qui ne sont pas partis,

Des Morts qui ne sont plus sous la Terre.

 

Ecoute plus souvent

Les Choses que les Etres

La Voix du Feu s’entend,

Entends la Voix de l’Eau.

Ecoute dans le Vent

Le Buisson en sanglots,

C’est le Souffle des Ancêtres.

 

[1] https://rebstein.wordpress.com/2020/06/10/il-respiro-degli-antenati/

[2] https://www.biragodiop.com/index.php/extraits/79-leurres-et-lueurs/109-les-souffles

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