Le comuni radici nella fede

Dal seminario “Le Visioni dei Nostri Fondatori”, Sulla Costruzione di una Società di Pace tenuto il 30 ottobre 2021 per i Corsi di laurea Professioni Sanitarie e Infermieristica Unipr

Di Francesco Gianola Bazzini

 

Molto spesso il confronto e il dialogo interreligioso avvengono su di un piano dogmatico. Natura Divina del Cristo, Muhammad Sigillo dei Profeti, Reincarnazione… Si è sottovalutata invece la ricerca delle comuni radici attraverso l’analisi dei rituali che affondano le loro origini in tempi assai remoti. È necessario quindi un passo indietro nella storia dell’umanità. Una sintetica premessa per affermare che i fondamenti teologici sono stati preceduti da fondamenti rituali molto comuni alle principali Religioni. Molti studiosi (Mircea Eliade[1] e Pavel Puckov[2] ad es.), fanno risalire il formarsi di un sentimento religioso e quindi dell’esistenza di una Entità Superiore nella coscienza dell’individuo, ad alcune pratiche rituali: sepoltura dei morti, culto degli oggetti, le acque e il simbolismo aquatico della purificazione e il digiuno. E’ il passaggio dal timore delle forze della natura, al culto della vita ultraterrena ed all’esistenza delle o della Divinità cui ci si deve rapportare durante la vita terrena attraverso forme di sacrificio, devozione, sottomissione e purificazione.

Nascita delle Religioni

Queste riflessioni vogliono essere un piccolo contributo al legame, che dalla notte dei tempi, accompagna l’esistenza umana alla compresenza di una vita ultraterrena. La ricerca dell’Altissimo, della Divinità da sempre accompagna la vita del genere umano, dai tempi più remoti. Nella nostra epoca non esiste al mondo alcun popolo a cui sia del tutto ignota la credenza in un Essere Supremo. Inoltre la storia scritta non ci ha tramandato alcun esempio degno di fede di inesistenza della credenza nel sovrannaturale in qualsiasi comunanza etnica. Quanto si è detto non consente naturalmente di affermare che tale credenza abbia fatto la sua comparsa contemporaneamente all’uomo. Infatti lo sviluppo dell’umanità, ha una sua storia, nel corso della quale sono immancabilmente diventate più complesse le forme di coscienza sociale delle persone, tra cui rientra, com’è noto la religione e qualsiasi credenza nell’ultraterreno. Negli uomini antichissimi non si era ancora sviluppata la facoltà del ragionamento astratto, ed è impossibile ammettere ogni forma di religione. La situazione si modifica con la comparsa dei paleoantropi (Paleolitico da 2.000.000 a circa 40.000 anni orsono), rappresentati dall’uomo di Neanderthal. A questo punto il cervello umano si sviluppa ulteriormente e diventa più idoneo al ragionamento astratto, e l’astrazione ha una importanza colossale per la conoscenza del mondo circostante. È proprio su questa base che si crea la fede nel soprannaturale, e l’uomo prende consapevolezza di essere parte di un disegno più grande.

Le sepolture

Le sepolture neandertaliane, nel senso di luoghi di seppellimento intenzionale, hanno rivelato particolarità che mettevano in luce lo svolgimento di qualche rito o cerimonia funebre. Infatti gli scheletri erano generalmente collocati in fosse sepolcrali, in molti casi avevano un determinato orientamento geografico e alcuni di essi avevano posizione rattrappita. Insieme con gli scheletri furono inoltre rinvenuti ossa di animali e in diversi casi anche strumenti di lavoro. Le tombe neandertaliane sono troppo complesse e troppo numerose perché sia possibile considerarle non intenzionali. I morti è vero rappresentavano una fonte di contagio e di malattie, ma nello stesso tempo le sepolture erano dovute anche ad una causa diversa. Considerando il defunto membro del proprio collettivo che in un qualche modo continuava a farne parte, seppure in un altro modo dopo la morte, lo seppellivano con strumenti di lavoro, pezzi di selvaggina e utensili vari perché potesse continuare in forma diversa la propria esistenza. Gli studiosi sono arrivati alla conclusione che si tratti di tombe connesse con l’esecuzione di determinati riti religiosi. Si ritiene che tra gli uomini di Neanderthal esistesse il culto dei morti, il culto degli animali e anche il culto del sole.

Il cielo e gli astri

Fin dai tempi più remoti l’uomo ha alzato il suo sguardo verso il cielo. Se si tiene conto del fatto che la sua vita era regolata e scandita dai due astri maggiori – il Sole e la Luna – questa appare come una reazione perfettamente naturale. Ancora oggi, se alziamo lo sguardo verso il cielo in una limpida notte ci si offre uno spettacolo davvero incomparabile. Le domande di oggi davanti alla visione della Luna, alle piccole sfavillanti ed innumerevoli stelle, alla scintillante Via Lattea, sono le stesse di allora: Perché esistono? L’uomo, unico tra tutte le creature che sono sulla Terra, possiede una dimensione spirituale che lo rende diverso, che lo eleva al di sopra di esse. È l’unico che nasce con un forte spirito di sapere che lo spinge a cercare delle risposte nella natura che lo circonda. È l’unico essere vivente che riesce a farsi domande introspettive: Che senso ha la vita? Cosa accade quando si muore? Che relazione ha l’uomo con l’Universo? Il desiderio di rispondere a queste domande lo ha spinto a cercare una comunicativa con qualcosa di più elevato o di più potente di se stesso ─ un Essere Supremo ─ in modo da poter meglio comprendere il proprio ambiente e la propria vita.

L’arte

Le prime manifestazioni artistiche dell’uomo, pitture e grafiti, si fanno risalire sino a 60.000 anni fa. Gli studiosi hanno ricostruito lo svolgimento della tradizione artistica dei popoli del Paleolitico superiore, motivandola con il desiderio di una comunicazione magico-religiosa con la natura e con le divinità. Quegli artisti non avevano basi concettuali tecniche, estetiche, etniche, o storiche. Si assiste così alla nascita di veri santuari sotterranei preistorici a partire da periodi remoti.

Le montagne e le pietre

Le montagne presentano un simbolismo religioso molto forte nei confronti dell’uomo che le osserva. È facile intravvedere in esse un parallelo tra l’ascesa verso il cielo e l’ascesa del proprio desiderio di conoscenza dell’infinito e di ciò che immaginiamo, ma che ci appare al momento sconosciuto ed irraggiungibile. Ma le montagne sono anche “Pietra”. La pietra è sempre apparsa sacra perché diversa dall’ambiente che la circonda. Il sacro è assoluto ed inviolabile, così come la pietra che rimane costante nel tempo sia nella forma che nella sostanza. Molto spesso è stata investita di valori ierofanici[3] Dalla preistoria ci sono rimasti molti “sassi sacralizzati”. Vedremo, del resto, che non si tratta di un culto dei sassi, che questi sassi sacri sono venerati soltanto nella misura in cui non sono più semplici sassi, ma sono ierofanie, cioè una cosa diversa dalla loro condizione normale di oggetti, es: i Menhir.

L’acqua

Nella maggior parte delle culture, l’acqua è da sempre fonte d’ispirazione. Nelle fedi religiose dei vari popoli, il valore dell’acqua è espresso in maniera diversa ma, in realtà, i punti di forza che stanno alla base di ogni credenza sono due: l’acqua è fonte di vita e l’acqua purifica (sia corpo che anima). Nonostante le differenze, tutte le credenze hanno un comune denominatore: l’acqua. Molte hanno in comune il Diluvio Universale, attraverso il quale un’umanità deviata e irresponsabile viene collettivamente punita e purificata.

Induismo

La tradizione induista ha da sempre uno strettissimo rapporto con l’acqua. Non a caso, infatti, i principali siti sacri sono solitamente posizionati sulle sponde dei fiumi, che sono considerati sacri. Si pensa, ad esempio, che immergendosi nelle acque del Gange o di altro fiume sacro tutti i peccati vengano dimenticati. In particolare nella città di Varanasi, l’antica Benares, oltre al rito dell’immersione purificatrice, le pire incendiate con i propri deceduti vengono affidate alla corrente del fiume sacro, in una sorta di purificazione estrema prima della nuova vita.

Buddismo

Per i Buddisti, l’acqua simboleggia purezza, chiarezza e tranquillità. Elemento centrale nella tradizione buddista, l’acqua viene celebrata con una vera e propria festa (la Festa dell’Acqua). Secondo le tradizioni locali, infatti, l’acqua lava via la sfortuna e le cattive azioni compiute durante l’anno.

Cristianesimo

L’acqua, per il culto cristiano, non è solo elemento di purificazione ma è, soprattutto, elemento di salvezza. Non a caso, infatti, nel Cristianesimo l’acqua è legata a uno dei sacramenti più importanti, quello del battesimo. L’acqua, dopo essere stata benedetta, diviene un vero e proprio “oggetto sacro”. L’acqua del fonte battesimale purifica l’uomo, lo salva, come Noè fu salvato dal diluvio, lo ricostituisce come creatura nuova. L’Acqua Santa è anche mezzo di purificazione pasquale delle dimore e di coloro che vi abitano. Colui che muore è simbolicamente purificato mediante l’aspersione dell’Acqua Santa, prima della sua ascesa al regno di Dio.

Ebraismo

L’acqua gioca un ruolo importante nelle pratiche rituali dell’Ebraismo. Nell’Ebraismo, le purificazioni con l’acqua assumono due forme principali: la tevilah, un’immersione completa nell’acqua “viva” di un fiume o di un mare; la netilat yadatim, il rituale del lavaggio delle mani con una caraffa. Nella tradizione ebraica, il lavaggio rituale ha lo scopo di ripristinare o mantenere uno stato di “purezza”.

Islam

Nell’Islam l’acqua è l’elemento fondamentale per la nascita della vita: <<Non vedono dunque gli empi che una volta i cieli e la terra erano un tempo una massa confusa e noi li abbiamo separati e dall’acqua abbiamo fatto germinare ogni cosa vivente? >> (Corano, XXI, 30); <<Iddio ha creato tutti gli animali dall’acqua>> (Corano, XXIV, 45). L’acqua, inoltre, è manifestazione della magnificenza e della potenza di Dio, nonché della sua provvidenza: <<E venti inviammo fecondi di nubi ed acqua versammo dal cielo perché ne beveste, acqua che non voi serbaste nelle cisterne>> (Corano, XV, 22); <<E Dio fa scender acqua dal cielo e ne fa viva la terra che prima era morta, e certo un segno è ben questo, per gente capace d’udire >> (Corano, XVI, 65); L’acqua dunque come simbolo di vita, ma anche nell’Islam acqua come elemento che purifica prima della preghiera.

La terra

La terra è il nostro pianeta, ma anche uno dei quattro elementi. Racchiude tutta la natura ed è considerata sacra. Moltissime religioni politeiste la vedono come la Madre Terra, per gli andini ad esempio è Pachamama, venerata e amata. L’essere umano a cui è stata affidata, inconsapevolmente, ma spesso consapevolmente, distruggendola e non rispettandola, offende Colui che invoca e a cui chiede misericordia. La terra simboleggia la madre che ci nutre e ci accoglie. E’ il simbolo della casa, dell’appartenenza ad un tutt’uno. Colei che ci dà la vita e ci accoglie quando arriva il momento di lasciare il corpo mortale. Simboleggia la fertilità nella sua immagine di natura rigogliosa. È considerata il principio femminile per eccellenza. É nelle sue viscere che trasforma il seme, possiede il dono di dare e togliere la vita.

Il digiuno

Con l’agricoltura l’uomo può contare su riserve di cibo, scarse o abbondanti a seconda della variabile dei fenomeni atmosferici. In precedenza l’astensione dal cibo rientrava solamente in uno stato di necessità. Successivamente l’atto del mangiare, vista comunque la scarsità, diviene un momento sacro, le cui reminiscenze le ritroviamo nella preghiera e benedizione del cibo che ci viene offerto. Con il crescere dell’abbondanza, di un’abbondanza molto diversa dalla nostra, si sviluppa il concetto contrario del sacrificio. Le possibili scorte più o meno copiose consentono riti sacrificali di offerta e periodi di astensione come il digiuno. Ecco che la sua origine si perde nella notte dei tempi, si digiunava se non si trovava nulla da mangiare. Ma dopo che siamo diventati agricoltori e allevatori di animali, abbiamo conosciuto per la prima volta l’abbondanza da una parte, e la carestia dall’altra. Il digiuno nelle religioni nasce proprio come reminiscenza di un tempo in cui abbiamo conosciuto l’abbondanza e le dispense piene, ma anche la devastazione dei raccolti e le epidemie dovute alla mancanza di cibo. Non vi è infatti religione che non preveda una qualche forma di digiuno e, di conseguenza, una qualche forma di festa nell’interrompere la fatica di non mangiare per molte ore di fila.

I pellegrinaggi

I pellegrinaggi sono un ulteriore elemento comune delle religioni. Pensiamo a Cristianesimo e Islam, ma anche all’Induismo. Raggiungere un luogo sacro, un simbolo, un santuario o una tomba, significa compiere un sacrificio salvifico, un atto di devozione verso l’Altissimo e in alcune religioni verso chi si ritiene occupi un posto speciale nei cieli; santi, profeti, sapienti.

La Preghiera

Cosa accomuna in particolare quasi tutte le religioni se non l’atto di preghiera; quel momento in cui il fedele si raccoglie da solo o insieme ad altri suoi simili, magari insieme ad un ministro di culto per cercare un rapporto diretto con il Creatore. Credo che questo sia il diritto di tutti i fedeli, il desiderio, la possibilità e anche un luogo dove esercitare questo profondo atto di raccoglimento e di intimità. Prevedere quindi uno spazio, soprattutto nei luoghi di sofferenza, dove questo desiderio si fa particolarmente sentire credo sia atto di grande civiltà ed umanità.

Pieno sostegno quindi alla realizzazione di una “Stanza del silenzio e dei culti”, la positiva sintesi del mettere insieme ciò che ci unisce, in particolare la preghiera e il desiderio di raccoglimento individuale e collettivo.

  1. Mircea Eliade: Trattato di Storia delle Religioni, Bollati Boringhieri, Torino 2008
  2. Pavel Pučkov: Le religioni nel mondo d’oggi, Teti editore Milano 1978
  3. Ierofania dal greco antico hierós, “sacro”, e phainein, “mostrare”, è un termine proprio della scienza delle religioni, della storia delle religioni, della fenomenologia della religione e dell’antropologia del sacro, che designa la “manifestazione del sacro “. Il termine “Ierofania” fu introdotto dallo storico delle religioni rumeno Mircea Eliade (1907-1986) op. citata

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