I maestri di Edgar Morin

 

Di Sergio Manghi

Si ringrazia la Casa editrice Il Margine, di Trento, per l’autorizzazione a pubblicare la Presentazione al volume di Edgar Morin, I miei filosofi (pp. 232, €  17.50). Il volume era già uscito in italiano nel 2013, per i tipi della Erickson, anche allora con una Presentazione di Sergio Manghi. Quella riportata qui, scritta nell’imminenza dell’8 luglio, 100° compleanno di Edgar Morin, è interamente nuova. 

 

Non ho alcun maître à penser unico, ma piuttosto una costellazione di stelle.

Edgar Morin

 

Mentre mi accingo a scrivere questa breve presentazione si avvicina il centesimo compleanno di Edgar Morin, nato a Parigi l’8 luglio 1921. Evento straordinario di una vita straordinaria. Condivisa fin dalla giovinezza, con intensità crescente, come poche altre vite nel nostro tempo, con innumerevoli altre vite. E come nessun’altra vissuta e scritta quasi in simultanea, o per dirla con i «suoi» filosofi cibernetici, richiamati in questo volume, in costante «ricorsività» tra i due piani. Senza mai separare l’esistenza – l’amicizia, l’amore, la politica, dalla Resistenza in avanti – dall’impegno intellettuale, affidato a decine di volumi, con traduzioni in oltre trenta lingue diverse.

E senza mai separare, nell’esercizio della scrittura pubblica, la meditazione sulle intimità più riposte, e scabrose, delle «caverne interiori» dalla riflessione analitica sulla più vasta realtà sociale, politica, storica, antropologica, ecologica, e più ampiamente cosmica, della quale quelle «caverne» sono parte — formato, in quest’arte raffinata della spola tra l’anima e il mondo, anzitutto alla scuola di Montaigne e, per altri aspetti, di Rousseau, Dostoevskji, Pascal, ancor prima che di Freud e più in generale della psicoanalisi, per richiamare qui in rapida «cordata» alcuni dei «suoi filosofi» inclusi in questo volume.

Le oltre settecento pagine del suo recente I ricordi mi vengono incontro (2019) testimoniano fedelmente di questa straordinarietà con centinaia di ritratti essenziali, garbati e attentamente riconoscenti, spesso teneramente affettuosi, di persone incontrate lungo la sua lunga vita nei luoghi più diversi del mondo.

Alle persone incontrate, è il caso di aggiungere, se solo il libro fosse andato in stampa appena poco dopo, Morin avrebbe aggiunto certamente con entusiasmo anche Papa Francesco, che l’ha ricevuto, a Roma, il 27 giugno 2019. E che nella recente lettera Fratelli tutti, nel soffermarsi sul valore immediatamente politico assunto oggi dal tema della fraternità, lo fa con argomentazioni – inedite, per un documento papale – strettamente analoghe a quelle sviluppate da tempo da Morin. Argomentazioni riguardanti, in breve, l’urgenza prioritaria di ripensare la triade democratica libertà-uguaglianza-fraternità a partire dall’ultimo termine (Manghi, 2021), quale condizione essenziale per la necessaria presa di coscienza del nostro essere parte, nel bene e nel male, di un’unica, densamente interconnessa, «comunità di destino planetaria» (1993).

Morin torna peraltro a richiamare l’attenzione su tale drammatica urgenza anche nel suo recente, accorato, La fraternità, perché? (2019), e nell’ancor più recente volume sulle «lezioni» del Coronavirus (2020), aperto dalla dedica a A tutti coloro che hanno rischiato la propria vita per salvare le nostre.

Questi, per grandi linee, i connotati dell’evento straordinario nella cui orbita vertiginosa di eventi-satellite – omaggi, onorificenze, studi dedicati – accade a questo agile I miei filosofi, uscito in originale nel 2011, quando Morin aveva 90 anni, di vedere oggi la luce in edizione italiana. O meglio di ri-vederla, dopo quella comparsa nel 2013 per l’editrice Erickson. E tuttavia, se ho accolto con piacere l’invito a presentarlo una seconda volta, è perché in questa nuova luce, ricevuta dal «vertiginoso» evento richiamato in apertura, esso trova una sua nuova, e più vera, attualità, portando un proprio specifico, significativo contributo alla celebrazione di tale evento. Attualità che gli viene, precisamente, dall’essere il solo testo meticolosamente dettagliato, e insieme sintetico, dedicato da Morin alla propria formazione intellettuale – pur nel quadro di una scrittura autobiografica vastissima (cfr. part. Morin, 1994; 2008). Il solo a proporsi come «catalogo» dei numerosi maîtres à penser eletti a «suoi» filosofi, dai quali in momenti cruciali della sua vita ha potuto trarre linfa vitale: «Senza i miei filosofi – afferma nell’introduzione a questo volume -, non esisterei e non saprei provare che stupori, orrori, sperdimenti; con loro, ho coltivato e formulato i miei stupori, orrori, sperdimenti».

Il «catalogo», nato da una inattesa suggestione del filosofo-editore Jean Tellez (ringraziato per questo da Morin in apertura), è esposto con l’immediatezza del discorso quasi-parlato. I numerosi maîtres elencati vengono raccontati (in un certo senso per come vengono incontro all’autore) in toni insieme confidenziali e riconoscenti. E come balza subito all’occhio scorrendo l’indice del volume, non tutti sono filosofi. Accanto a molti nomi accreditati «canonicamente» come tali (a partire da Eraclito), compaiono infatti quelli di «saggi» che non hanno lasciato scritta neppure una riga di proprio pugno, come Gesù e Buddha (e, di passaggio, Lao-Tse), di scienziati che hanno cercato di rendere «pensabili» le loro scienze, come Jean Piaget, Niels Bohr o Heinz von Fœrster, di esploratori dell’inconscio come Sigmund Freud, Otto Rank o Gustav Jung, degli amati surrealisti André Breton, Benjamin Péret e Mario Pedrosa, di letterati come Marcel Proust e Fedor Dostoevskji, di un «inclassificabile» quanto Morin come Ivan Illich, e – in omaggio all’amore per la musica appreso in famiglia – del «titano» Ludwig van Beethoven, ammirato per il suo «modo di agguantare la miseria e la sofferenza per la vita, con una stretta possente, per andare a cercare la gioia».

Ma se tanti di questi nomi non figurerebbero in alcun manuale di filosofia, nondimeno è in quanto filosofi, nel senso ricordato di maestri di pensiero, che l’esigente «autodidatta» Edgar Morin, animato da una «fame onnivora di conoscenze», come egli stesso si descrive nell’introduzione al volume, è andato interrogandoli nel suo incessante dar forma al proprio rapporto con gli altri e con il mondo. A partire, sempre, dai suoi «stupori, orrori, sperdimenti» — lui stesso, in questo, a pieno titolo filosofo, se è vero che filosofia è il nome di una pratica di pensiero debitrice di quel greco thauma che eminenti filosofi traducono con «stupore angosciato».

Morin ha fatto suoi questi filosofi, in particolare, in tre passaggi biografici cruciali, ricordati nell’introduzione del volume, ma che vale qui la pena di richiamare telegraficamente: la prima giovinezza, marcata dalle febbrili letture adolescenziali (Dostoevskji in particolare, «primo risveglio filosofico»); l’uscita negli anni Cinquanta dal marxismo «ortodosso» incontrato nel vivo dell’esperienza partigiana, cui seguì il prender corpo della sua propria «autonomia di pensiero», forgiatasi a partire dal corposo L’uomo e la morte (Morin, 1951); e infine la radicale svolta epistemologica, imperniata sullo sviluppo del pensiero complesso, che all’apice della spinta vitale sprigionata dagli anni Sessanta del secolo scorso l’avrebbe condotto, allora cinquantenne, a intraprendere il profondo ripensamento della condizione umana (Manghi, 2009) per il quale egli è oggi noto e apprezzato in tutto il mondo, e che gli è valso l’appellativo di umanista planetario.

Stiamo parlando di quel vasto lavoro di inscrizione dell’avventura umana all’interno della più vasta avventura del vivente e del cosmo, magistralmente prospettato nel Paradigma perduto (1973), e dispiegato nella monumentale opera in sei volumi del Metodo (1977-2004), che ispira i tanti studi dedicati da Morin nei suoi secondi cinquant’anni alla riforma dell’educazione, alla scommessa su una nuova Europa e all’urgenza sempre più drammatica di una fraterna presa di coscienza del nostro essere divenuti oggi di fatto, nel bene come nel male, tornando a ripetere la bella formula moriniana, un’unica «comunità di destino planetaria».

È di questa figura straordinaria che in questo 2021 in tante parti del mondo si celebra, per quanto ha saputo e sa tuttora donare generosamente di sé, il secolo di vita. Questa riedizione del volume nel quale il maestro di tanti Edgar Morin evoca e racconta i tanti suoi maestri, nell’offrire a lettori e studiosi un’opportunità ulteriore di conoscenza di un protagonista eccezionale del nostro tempo, rappresenta anche, insieme, un significativo omaggio italiano ai suoi formidabili cent’anni. Tanto più significativo, in quanto il nostro Paese, terra dei suoi avi e di storie d’impegni e di affetti durevoli e importanti, come Morin non smette di ricordare, è un luogo del mondo da lui particolarmente amato.

 

Bibliografia citata

Manghi S. (2009), Il soggetto ecologico di Edgar Morin. Verso una società-mondo, Trento, Erickson (Prefazione di E. Morin).

  • (2021), «Fraternità e politica», in M. Ingrosso e S. Manghi (a cura di), Laboratorio fraternità. 20 voci in dialogo con la «Fratelli tutti», Parma, Battei.

Morin E. (1951), L’homme et la mort, Paris, Corréa, tr. it. L’Uomo e la morte, Trento, Erickson, 2014.

  • (1973), Le paradigme perdu: la nature humaine, Paris, Seuil, tr. it. Il paradigma perduto. Che cos’è la natura umana?, Milano, Mimesis, 2020.
  • (1977), La Méthode 1. La nature de la nature, Paris, Seuil, tr. it. Il Metodo 1. La natura della natura, Milano, Raffaello Cortina, 2001.
  • (1980), La Méthode 2. La vie de la vie, Paris, Seuil, tr. it. La vita della vita, Milano, Raffaello Cortina, 2004.
  • (1986), La Méthode 3. La connaissance de la connaissance, Paris, Seuil, tr. it. Il Metodo 3. La conoscenza della conoscenza, Milano, Raffaello Cortina, 2007.
  • (1991), La Méthode 4. Les idées: leur habitat, leur vie, leurs mœurs, leur organisation, Paris, Seuil, tr. it. Il Metodo 4. Le idee: habitat, vita, organizzazione, usi e costumi, Milano, Raffaello Cortina, 2008.
  • (1993), Terre-Patrie (avec la collaboration de B. Kern), Paris, Seuil, tr. it. Terra-Patria, Milano, Raffaello Cortina, 1994.
  • (1994), Mes démons, Paris, Stock, tr. it. I miei demoni, Roma, Meltemi, 1999.
  • (2001), La Méthode 5. L’identité humaine, Paris, Seuil, tr. it. Il Metodo 5. L’identità umana, Milano, Raffaello Cortina, 2002.
  • (2004), La Méthode 6. Éthique, Paris, Seuil, tr. it. Il Metodo 6. Etica, Milano, Raffaello Cortina, 2005.
  • (2008), Mon chemin. Entretiens avec Djénane Kareh, Paris, Fayard, tr. it. Il mio cammino. Djénane Kareh Tager intervista Edgar Morin, Roma, Armando, 2013.
  • (2019), La fraternité, pourquoi?, Paris, Actes du Sud, tr. it. La fraternità, perché?, Roma, AVE, 2020.
  • (2019), Les souvenirs viennent à ma rencontre, Paris, Fayard, tr. it. I ricordi mi vengono incontro, Milano, Raffa- ello Cortina, 2021.
  • (2020), Changeons de voie, Les leçons du Coronavirus (avec la collaboration de S. Abouessalam), Paris, Denoël, tr. it. Cambiamo strada. Le 15 lezioni del Coronavirus, Milano, Raffaello Cortina, 2020.

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