Al confine del nulla. Agostino e le nostre inquietudini.

Giusy Diquattro

Si torna ad alcuni autori come a spiagge solitarie d’inverno, sabbie compatte e più certe nel passo. La luce si è fatta crepuscolare, è entrata nelle pieghe delle nostre esperienze e quelle parole hanno ora altri significati, più profondi e più veri. Ho immaginato Agostino guardare Ippona, le coste della Numidia, oggi Algeria, come testimone impotente all’assedio dei Vandali; la città cadrà nel 429 d. C. Quell’assedio sembra non sia mai finito: l’Africa dondola i suoi fianchi generosi e saranno inglesi, francesi, italiani, portoghesi, belgi, tedeschi e ogni variante straniera avida e famelica a fare di quella terra brandelli di carne per fiere affamate.Nell’agosto del 410 d.C. giunge notizia del sacco di Roma. La cittàconosce la violenza delle truppe dei Goti di Alarico: stragi, incendi, torture. La popolazione è stremata dalla fame, non saranno pochi anche i casi di cannibalismo; un impero, tra i più potenti della storia, è crollato per sempre. Alcuni romani possidenti si rifugeranno nell’Africa Proconsolare, in vaste e ricche proprietà dai soffitti dorati e i pavimenti a mosaico. È un tempo travagliato, si vive sul confine del nulla. I segni di una nuova epoca sono indecifrabili ai più. Agostino torna tra le braccia nere della sua terra, forse da un angolo di eternità, in una mano la pergamena dei secoli, nell’altra una bilancia desolata, senza pesi e contrappesi, perché “se non è rispettata la giustizia, che cosa sono gli Stati se non delle grandi bande di ladri?”(De civitate Dei IV,4)

Anche questo nostro tempo sembra mostrare segni sbiaditi di un cambiamento che verrà. Sentiamo le doglie di un processo storico lungo che guarda all’alba di altre civiltà, più giovani e dinamiche. I vecchi dinosauri agitano la coda, non accettano né intravedono l’estinzione imminente che li oscurerà. E noi dove rifugeremo le nostre speranze davanti ad un intero mondo in dissoluzione? A quale orizzonte volgeremo lo sguardo mentre tutto brucia?

Afer[1]

Torno a te

tra le tue braccia nere

nudo nelle parole e nell’amore

Torno a te, mia Africa

torno per respirarti ancora

perché il gelsomino mi invada i pensieri ed io possa ancora scrivere

non più per me stesso ma per Te e la mia gente

Dio mi ha spogliato con il fuoco

solo Lui sa quanta paglia c’era

sono rimasto povero per essere ricco

niente per essere tutto

Arriveranno i Vandali,

nessuna pietà conoscerà il bambino e il vecchio

la madre e la sterile, il contadino e il soldato

le mura sotto assedio crolleranno

Cosa potrò fare io? Come ti potrò proteggere?

Verranno a toglierti la Storia

per darti la Cultura

verranno a prenderti la carne

ti vorranno con la pelle bianca,

ti daranno i Musei della Misura e dell’Ordine,

il ritmo si spegnerà sui tuoi fianchi

le tue parole stravolte in nuove lingue

i tuoi regni antichi dimenticati e assenti

lontani nel tempo, seppelliti dall’arroganza dei potenti

Amata mia, Africa amara

ti ho attraversata di notte per confessarti le ombre

per raccontarti del fuoco che non si consuma

dell’acqua che sgorga dalla più feroce arsura

io Agostino, io pellegrino

con il cuore diviso tra l’uomo e Dio

Amata mia, Africa dolce

di datteri tristi, di oasi cercate

Cosa potrò fare io? Come ti potrò proteggere?

Bellezza così antica, così nuova

tu madre figlia sposa

torno a te

tra le tue braccia nere

nudo nelle parole e nell’amore

Giusy Diquattro è nata a Ragusa. Laureata in Filosofia presso l’Università di Pisa con Remo Bodei sul concetto di Conversione in Agostino, nel 2000 vince una borsa di studio presso l’Università di Bucarest sul Diario della felicità di Nicolae Steinhardt, nel 2005 consegue il perfezionamento in Comunicazione e MediazioneInterculturale presso l’Università di Torino. Dal 2000 vive a Torino, dove insegna Lettere. È raccoglitrice di storie di migrazione per il Centro Interculturale, con cui ha pubblicato Victoryat the end in Il cibo in valigia (2015)e Nora Moskora in Andata e ritorno. Percorsi tra genitori e figli, ANANKE lab (2018). Alcune sue poesie sono state inserite nelle seguenti antologie: Enciclopedia di PoesiaItaliana, vol. 8/2017, Fondazione Mario Luzi Editore (2018); Prosa poesia per la pace, Africa Solidarietà Edizioni (2019); Poesie per Dio. Quasi una preghiera, Edizioni La Zisa (2019); Un paio di scarpette rosse, Kanaga Edizioni (2019), Canti per la pace, Africa Solidarietà Edizioni (2020);nel romanzo di Daniela Bignone, La tigre dal passo gentile. Dall’Afghanistan all’Italia, storia di Sherkhan, Citta Nuova (2020).

  1. Giusy Diquattro, in AA. VV., Enciclopediadella Poesia Contemporanea, vol. 8/2017, Fondazione Mario Luzi 2018, pp. 125-126.

 

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Una risposta

  1. NIVES ha detto:

    Penso che tu sappia davvero il fatto tuo e sia capacissima di trasmettere emozioni vere. Leggerti è un piacere davvero. Brava Giusy Diquattro!

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