Politicizzazione virale e attacco all’Organizzazione Mondiale della Sanità

di Marco Ingrosso – Nell’incalzare degli avvenimenti legati alla pandemia di Covid-19 è passato relativamente sotto silenzio il gravissimo attacco che il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha non solo minacciato, ma messo in atto dichiarando di togliere il finanziamento che il suo paese versa all’Organizzazione Mondiale della Sanità, in ragione dell’accusa di aver dato in ritardo l’allarme per il virus allo scopo di coprire le mancanze cinesi.

L’OMS è una delle più importanti agenzie ONU costituita dopo il II conflitto mondiale per sviluppare il diritto alla salute nel mondo. Attualmente vi aderiscono la quasi totalità dei paesi del pianeta (194) e dispone di un Quartiere generale sito a Ginevra, 6 sedi macroregionali (ad es. una a Washington per tutte le Americhe) e 150 sedi decentrate dislocate nei maggiori paesi. L’intero personale dipendente (di solito con contratti a tempo) è di circa 7000 persone. Certamente non molte, vista la dimensione mondiale coperta e gli obiettivi perseguiti.

I suoi compiti sono, in gran parte, di sviluppare la cooperazione internazionale e indicare nuovi obiettivi globali per la copertura sanitaria, specie delle aree più disagiate. Celebri di documenti che hanno definito il significato della salute (Ginevra, 1948), che hanno indicato la strada prioritaria delle cure primarie (Alma Ata, 1978) – recentemente ribadite e ampliate (Astana, 2018) -, che hanno avviato le politiche della promozione della salute (Ottawa, 1986), o che hanno costituito il “Global Outbreak Alert and Response Network” (2000), ossia l’organismo che sta coordinando le azioni internazionali contro il Covid-19. È grazie all’azione dell’OMS che si sono condotte campagne globali di copertura vaccinale che hanno portato all’eradicazione del vaiolo (1979) e della polio (1988), al controllo dell’infezione HIV (1987), allo sviluppo tempestivo del vaccino dell’H1N1 (2009), al controllo dei virus Ebola (2014) e Zika (2016), per dire delle principali azioni globali che hanno portato a decisivi risultati grazie alla cooperazione internazionale.

La risposta immediata del Direttore generale dell’OMS Tedros Adhanom Ghebreyesus è stata molto cauta, dicendo che a tempo debito (e negli organismi preposti) le azioni effettuate saranno valutate e che ora è il momento del massimo impegno e della massima condivisione delle informazioni con tutto il mondo, ma, in una successiva intervista, ha affermato che «occorre mettere in quarantena la politicizzazione del virus». Il capo redattore della prestigiosa rivista scientifica medica Lancet, Richard Horton, ha affermato, senza mezzi termini, che «La decisione sull’OMS è un crimine contro l’umanità! Ogni scienziato, ogni operatore sanitario, ogni cittadino dovrebbe resistere e ribellarsi contro questo sconvolgente tradimento della solidarietà globale».

Molti ambienti sanitari USA hanno criticato la decisione del Presidente, mentre USAToday, dopo aver svolto un’indagine dettagliata sulle accuse, le ha definite assolutamente false e senza prove. Il New York Times, il più importante quotidiano statunitense, ha affermato che l’OMS ha agito con molta più oculatezza e velocità di molti governi nazionali.

Molti governi nazionali hanno preferito non commentare o affidare a portavoce la presa di distanze, mentre Josef Borrell, Alto rappresentante per la politica estera della UE, ha dichiarato: «Sono profondamente rammaricato per la decisione degli Stati Uniti di sospendere i finanziamenti all’Oms. Non c’è ragione che giustifichi questa mossa in un momento in cui gli sforzi dell’Organizzazione sono più che mai necessari per aiutare a contenere e mitigare la pandemia di coronavirus».

In Italia una delle poche prese di posizione è stata quella di Walter Ricciardi, rappresentante italiano presso l’OMS e membro del Comitato tecnico-scientifico della Presidenza del Consiglio per la lotta contro il virus. Tale presa di posizione è stata duramente criticata da Matteo Salvini che ne ha chiesto le dimissioni con la ragione della lesa maestà di un Capo di Stato straniero e per la sua incompetenza (sich!).

Quali le spiegazioni possibili delle scelte del Presidente Trump? In primo luogo, i tagli di fondi e le critiche contro le Agenzie internazionali e gli Accordi multilaterali sono una costante dell’Amministrazione Trump: già nel 2017 sono stati tagliate le risorse versate al Fondo delle N.U. per la popolazione con l’accusa, anche allora risibile, di aver favorito la Cina (una vera e propria ossessione!). Nel 2019 ha minacciato di rivedere i finanziamenti all’ONU, mentre nel 2018, come si ricorderà, è uscito dagli Accordi Globali sull’Ambiente per contrastare i cambiamenti climatici sottoscritti, pochi anni prima, dal Presidente Obama. Ha inoltre minacciato anche il WTO, organizzazione mondiale del commercio, del ritiro dei fondi. Molti altri i fondi ritirati ad altri progetti, accordi e agenzie in questi anni, per non parlare del sostegno dato a Boris Johnson in occasione della Brexit. Nel discorso nel 24 settembre 2019 all’ONU, Trump ha affermato: «Il futuro non è dei globalisti, ma delle nazioni sovrane e indipendenti» lanciando un appello “ai patrioti” per l’affermazione di questa linea in tutti i paesi.

Le ragioni più contingenti di tale comportamento risiedono nella totale sottovalutazione della pandemia da parte dall’Amministrazione Americana che ha portato ad una diffusione molto ampia dei contagi con il primato mondiale del numero dei morti, una evidente impreparazione dei servizi sanitari, l’abbandono di larga parte della popolazione povera non coperta da assicurazioni. Non solo i Governatori dei vari Stati non sono stati supportati dall’Amministrazione federale, ma essi sono stati fatti oggetto di manifestazioni pubbliche anti-lockdown, letteralmente “in armi”, a cui il Presidente Trump ha dato il sostegno.

Il massimo della “politicizzazione virale” (basata sulla creazione di false notizie) è stata l’accusa alla Cina non solo di aver nascosto l’epidemia (e su questo sono state addirittura avviate delle azioni legali), ma di aver fabbricato il virus da usare come arma letale e di esserselo lasciato sfuggire. Tale leggenda da tempo girava su internet e poteva sembrare avere qualche verosimiglianza. Il salto di qualità è averla data per certa da parte dell’Amministrazione e aver montato una forte campagna propagandistica. Le prove portate da molti laboratori in tutto il mondo dicono però che si tratta di una fake-news delle più subdole, probabilmente messa in circolo da un insieme di siti finanziati da ambienti oltranzisti statunitensi, per influenzare la campagna elettorale e «politicizzare il virus», come ha detto il Direttore Generale dell’OMS. Insomma la politica della creazione di capri espiatori basati su accuse prive di fondamento viene largamente battuta da questo Presidente e da tutti i suoi seguaci (“patrioti”) nel mondo.

In conclusione, mentre si moltiplicano gli appelli alla solidarietà e cooperazione internazionale per affrontare il virus e per trovare un vaccino e delle cure efficaci, le politiche sovraniste al potere e all’opposizione in vari paesi del mondo si adoperano per bloccare e distruggere gli accordi operanti (che diversi successi hanno avuto in passato), per immettere nel dibattito politico mele avvelenate che diventano virali, inquinando le menti individuali e la mente collettiva, senza trovare resistenze e anticorpi adeguati.

Diversi commentatori hanno paventato che la diffusione di controlli di massa attraverso le reti (come app obbligatorie sul cellulare di tutti) possa essere il preludio di una sorveglianza di massa di stile foucaultiano. Il timore è fondato, ma vi è tuttavia anche un altro tipo di politica basata sull’inquinamento sistematico del dibattito pubblico e la creazione di nemici di comodo che pare altrettanto pericolosa e di difficile difesa.

La polarizzazione che sta portando in campo la politicizzazione virale (piuttosto che il virus in sé) è sempre più quella fra azioni cooperative, solidaristiche e progettuali in campo interno e internazionale volte ad affrontare la sfida non solo del virus ma anche della ricostruzione creativa successiva, da una parte, e azioni divisive, avversative, falsificanti orientate a mantenere o acquisire un dominio politico assoluto, costi quello che costi, dall’altra.

Tale conflitto rende ancor più drammatica la situazione di lunga convivenza e prolungamento degli effetti economico-sociali del coronavirus, che potrebbero richiedere diversi anni per essere affrontati. È in questo contesto e scenario che dovremo probabilmente muoverci nel prossimo futuro, senza dare per scontata né la prevalenza di un orientamento né dell’altro. La partita si giocherà letteralmente nelle menti e nei corpi del nostro “prossimo”, un prossimo che, come ha palesemente messo in evidenza il coronavirus, è ormai senza confini!

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