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COLLANA: BATTEI UNIVERSITA'

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Fabio Manenti
Cristo si è fermato
a Lampedusa
Allah è solamente sbarcato

2013
€ 16,00
128 pagine
Siamo notizia oggi, poi domani tutti se ne vanno e a me toccherà guardare ancora quei poveri disgraziati stecchiti sul porto. Diranno che si farà qualcosa e si rimbalzeranno la palla finché non importerà di nuovo a nessuno.» Gianluca è nato e cresciuto a Lampedusa e, per questo, arrabbiato. Perché non si può essere lampedusani senza essere arrabbiati; sbattuti in prima pagina e poi accartocciati fino ai prossimi morti affogati. Un paginone con una foto di naufragi, sete, disperazione, guerra, e tutt’attorno i trafiletti in bella calligrafia della solidarietà. “Non si può andare avanti così”, “Serve una soluzione”, “È colpa tua”, “No tua”: e la messinscena attraversa i salotti. Solidarietà: come? Perché? Dov’è? Già: dov’è Lampedusa? Troppo piccola per finire sui tg se tutti sono in vita. Eppure i lampedusani fanno di tutto per non restare vivi: qui non c’è ospedale, c’è il poliambulatorio. Al massimo si allestisce un ospedale da campo quando arrivano i profughi. E il giorno che i migranti vanno via, salpano pure i soccorritori. E ai lampedusani chi ci pensa? Gente che si butta in mare per aiutare il fratello straniero e che, se per sbaglio o per paura non lo fa, si ritrova con l’indice puntato contro. Gente che lavora, fin da giovane, tanto la scuola dell’isola va a pezzi e si fa lezione all’aeroporto, il pomeriggio. Loro, e i loro malati tumorali costretti a trasferirsi sul continente per curarsi, la solidarietà dei salotti non l’hanno vista per più di una settimana. Eppure «in Italia» – come se Lampedusa fosse altrove – i salotti rimpallano ancora dichiarazioni vuote. «Ci vuole silenzio. A che servono le parole di fronte a questi uomini? A cosa sono servite in questi anni? Parlare quando non si è capaci di dare risposte concrete è ipocrisia. Mentre si discute, qui si muore.
Fabio Manenti: laureato in giornalismo e cultura editoriale all’Università degli Studi di Parma, è giornalista pubblicista. Attualmente si occupa di cronaca e politica per Il Mattino di Parma e di comunicazione web per il Teatro Regio di Parma. Ha collaborato con Domani, Affari Italiani e Panorama Travel con inchieste e reportage.
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Valentina Riva
Henry David Thoreau
e le radici
del pensiero critico
ecologia disobbedienza civile critica al consumismo nell’autore di Walden

2014
€ 15,00
128 pagine
Nel luglio 1845, Henry David Thoreau, naturalista, filosofo e discepolo di Ralph Waldo Emerson, lasciava la cittadina natale di Concord, per andare a vivere in una capanna di legno da lui interamente costruita nei boschi del vicino lago di Walden. Famoso per il suo ribelle individualismo e per l’obiezione al conformismo e agli ideali mercantili della sua epoca, alla sua morte Thoreau divenne un punto di riferimento per colore che, dopo di lui, avvertirono un’esigenza di cambiamento e di riavvicinamento agli ideali di semplicità. La vita e le opere di questo autore, tra le quali Walden ovvero vita nei boschi e Disobbedienza civile, richiamano alla responsabilità che ogni essere umano detiene rispetto al creato e sono state in grado di influenzare il pensiero di grandi personalità del novecento come Gandhi e Martin Luther King. In quest’opera si è cercato di offrire un quadro di un autore così poliedrico e del valore che la sua critica detiene in ambiti importanti quali l’ecologia, il consumismo e la capacità dei singoli di incidere sulla propria realtà. Attraverso Walden si è cercato, inoltre, di dimostrare come, al di là delle varie interpretazioni, questo romanzo sia, in primis, un lungo viaggio verso la conoscenza delle cose essenziali, della vita ma, soprattutto, un invito alla esplorazione del proprio io.
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